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Ogni giorno roghi tossici e fuochi d’artificio.
A volte penso che la nostra terra sia percorsa da una sorta di cupio dissolvi, da un desiderio di autodistruggersi e scomparire. Come se stessimo mettendo in scena una rituale evocazione delle catastrofi che ci aspettiamo da un’imminente eruzione del Vesuvio. Come se volessimo farci noi stessi vulcano e perpetrare un lento, quotidiano suicidio di massa.

Poi mi tengo più aderente ai fatti e considero che roghi e botti sono solo malefiche scorciatoie per fare soldi in una terra disperata che diventa a ogni fuoco più disperata e sola. E non ci sono vie di uscite facili. O cambiamo il nostro modello di sviluppo o siamo destinati a soccombere; molto prima che il Vesuvio compia la sua missione di sterminio e risuonino per terra e per mare le trombe della prossima apocalissi.


 

Sull’argomento, vi invito a leggere questo vecchio post che citava un paio di miei testi dello scorso millennio. Negli anni ’90 sembravano visioni apocalittiche, catastrofistiche…; pura fantascienza in tinta noir