E pensare che qualche coglione parlava di fine della storia.
Come se potesse reggere un mondo con più di tre quarti di popolazione affamata e meno di un quarto che continua a sprecare risorse.
Basti pensare che un’ottantina di miliardari posseggono una ricchezza pari alla metà più povera del pianeta; negli ultimi quaranta anni il numero de paesi meno sviluppati è raddoppiato; miliardi di persone vanno a dormire affamati ogni notte; quasi la metà della popolazione mondiale vive con meno di un paio di euro al giorno.
E voi pensate che la storia sia finita e vi sconvolgete se qualche bomba bussa ogni tanto alle vostre porte? Avete applaudito alle magnifiche sorti e progressive di un mondo globalizzato e ora vi meravigliate della proliferazione dei supermercati cinesi, dei venditori di kebab e delle moschee.
Questa non è guerra e nemmeno guerriglia. Questa è una dissennata ricerca di senso in un mondo di rapper islamici; nababbi arabi e cinesi; cassintegrati e nuovi poveri europei; mafiosi russi con yacht a Capri e a Cannes; donne e uomini tedeschi e francesi figli di tedeschi e francesi che vanno in Siria a prepararsi alla jihad; petrolieri e ipervenditori telematici statunitensi che pensano che resteranno per sempre i padroni del pianeta e fanno di tutto per inverare il loro pensiero.
Le polveriere sono ovunque, e anche gli sciacalli pronti a sfruttare la contingenza favorevole; quelli che con le guerre si arricchiscono e qualche volta perfino le provocano. La fame cerca risposte dappertutto, anche nella religione e nei fondamentalismi. Soprattutto quando alla fame di pane si unisce la fame di certezze e ideologie forti.
La cultura occidentale, dopo la rivoluzione francese, ha saputo abbattere i valori dello status quo ante; ma non è riuscita a ricostruire un sistema di valori nel sentire dei suoi cittadini; fosse anche un sistema basato sulla mancanza del pensiero unico e sul diritto di esprimere le proprie idee in piena libertà e in piena libertà poter criticare quelle altrui. Forse, questa possibilità di vivere la propria vita senza imporre ad altri la propria ideologia è il messaggio più forte che l’Europa può dare al resto del mondo globalizzato. Ma è un messaggio che, per sua natura, non può essere imposto a nessuno, ma solo proposto. E invece siamo già qui a barattare la libertà con la sicurezza e a chiedere le solite leggi speciali; mentre, nel mondo fuori di qui, continuiamo a smerciare democrazia e offrire repressione per poi riempirci la bocca di diritti e perpetrare le leggi dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Mentre scrivo, mi rendo conto che è tutto ancora più complesso di così…
L’unica certezza è che non è finita la storia e di conflitti ne vedremo ancora tanti, dentro e fuori da queste case che non hanno più pareti, ma schermi infiniti come te che leggi e forse riecheggi nella tua mente una canzone di tanto tempo fa.

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