Tag

, ,

Che possa un corvo cavarvi la lingua
e un’aquila vomitarvi in bocca
alla prossima occasione
in cui starete per ripetere
per l’ennesima volta:
“Prima i nostri”
“Prima i nostri”
e “Prima i nostri”.*

Brutta razza di stupidi mostri,
io non voglio in nessun modo
e per nessuna ragione al mondo
che mi includiate
in quella prima persona plurale
che pronunciate a denti stretti
come se
tutta la banalità del vostro male
fosse ovvia e normale.

Sappiate, dunque,
a scanso di equivoci, risse
e gancio sinistro su dente d’oro,
che il mio NOI include molti di loro –
neri, rom, sinti, fetenti e stracciati –
e nessuno di voi,
coi quali sono accomunato
solo dal suolo
in cui sono nato
e dalla lingua, che usiamo
in modo del tutto diversificato.

Vi auguro dal profondo
delle mie viscere
che la prossima volta,
prima di dire “prima i nostri”,
vi si incollino i rostri
e vi attraversi un fulmine
dalla testa al culo
o che vi prenda a pedate
un mulo d’origine
extracomunitaria
o di antica ascendenza rom
scappato dalle mani di zio Tom.

Se guerra deve essere guerra sia.**
Amen, sempre sia lodato e così sia.

(E lo so che non ho scritto una poesia.)

 


 

* Esempi tipici di occorrenza dell’espressione “prima i nostri“:
“E certo, dobbiamo aiutarli e dargli un lavoro e un posto in cui stare, ma pensiamo prima ai nostri, per l’amor del cielo.”
“Il papa dal suo seggio etico ha le sue ragioni, ma… prima i nostri!”
“È vero anche noi abbiamo lavorato fuori dal nostro paese, peròpure in America e in Germania pensavano prima ai loro, come noi dobbiamo pensare prima ai nostri”.
“Io voglio capire che muoiono di guerra e di fame, ma prima…”
Va be’, basta, basta e basta!

** “Respingere gli immigrati è un atto di guerra”, Papa Francesco, 7 agosto 2015.