Tag

, ,

Sono ormai tre anni che pubblico immagini della piccola qui sul blog e anche su Facebook. Lo faccio nella convinzione che le gioie vadano condivise; anche perché, più si condividono, più diventano gioiose. Mi piace fotografarla e condividere i miei scatti come e ancor più di quanto mi piaccia fotografare un panorama, un monumento o lo scorcio di una strada e mostrare agli altri il mio sguardo sulla bellezza o sulla bruttezza del mondo. Inoltre, avendo molti amici e qualche parente lontano, mi sembra comodo far vedere loro come cresce la bambina (e io con lei), senza mandare ad ognuno una mail o una foto stampata. Insomma, sono orgoglioso della piccola e della relazione che abbiamo instaurato e mi fa piacere che i miei amici lo sappiano. E non nego che nella mia scelta possa concorrere anche uno strano miscuglio di vanità, narcisismo e pigrizia che fa molto III millennio.

nascosta in carrozza

Immagino che alla bambina un domani possa far piacere vedere come il papà la accarezzava con la sua fotocamera e ripassare su questo mezzo (ormai pervasivo e pressoché ineludibile) le tante belle cose che abbiamo fatto insieme. Ma so che potrebbe anche succedere il contrario; sono consapevole che corro il rischio che, in un futuro più meno prossimo, Stefania possa chiedermi conto di come mi sia permesso di rendere pubblica la sua immagine. La verità è che facciamo continuamente scommesse sul futuro dei nostri figli e operiamo per loro delle scelte che, in un modo o nell’altro, condizioneranno la loro vita futura. È inevitabile. L’importante è operare le nostre scelte con cognizione di causa e in buona fede.
Da parte mia, cerco di postare le mie foto (soprattutto su Facebook) con una certa cautela: scelgo il pubblico cui destinare le immagini; seleziono quelle più “neutre” e quelle in cui non ci siano dati chiari sulla nostra vita privata; evito le foto più ridicole o buffe o quelle che ritraggano la bambina svestita.

No Paparazzi

Cionondimeno, so benissimo che, una volta pubblicate, pedofili e malintenzionati di ogni tipo e natura possono in qualche modo scovare le foto di mia figlia o di qualunque altro bambino catturato in questo mare magnum che è la rete. Ma so altrettanto bene che i pedofili esistono e, soprattutto, agiscono anche nella realtà extravirtuale, e non è che possiamo illuderci di poter controllare gli sguardi di coloro che incrociano i nostri figli per strada, a scuola o perfino nelle nostre stesse case. Tra l’altro, di foto di bambini esposti anche completamente nudi, se ne possono trovare a decine sulle pubblicità, in televisione e in riviste per mamme; non vedo perché un pedofilo guardone dovrebbe metterci tanto impegno a fare complesse ricerche in rete per trovare quello che trova senza sforzo in qualunque edicola, in tv o in un dvd. Aggiungo, incidentalmente, che considero ben strano che la stessa società che permette di usare il corpo dei bambini per fini di lucro (marketing, televisione, cinema) faccia la perbenista sulle foto diffuse sui blog o via Facebook.

Quanto poi alla possibilità, oggi da più parti paventata, che possano fare fotomontaggi con le foto dei nostri bambini, a costo di scandalizzare qualcuno, dirò che preferirei che facessero sempre di queste finte foto montando il viso dei nostri figli su corpi di adulti consenzienti, piuttosto che seviziare bambini, per lo più del terzo e quarto mondo, per poi metterne in rete le immagini o i video senza (o anche con) l’ausilio di Photoshop o simili.

Detto questo, tutti questi allarmi ed allarmismi stanno contagiando anche me e credo che, in casi come questo, sia meglio eccedere nelle precauzioni che peccare di superficialità. In effetti, l’argomento che mi convince di più contro la sovraesposizione dei nostri figli (ma anche di noi stessi) sui social network è che qualche malintenzionato possa spiarci attraverso i dati che in modo inconsapevole lasciamo in rete come molliche di Pollicino a uso dell’orco o del lupo cattivo.

Stefania girata

Per cui, da oggi in poi limiterò le mie foto o pubblicherò prevalentemente immagini della bambina irriconoscibili o opportunamente sfocate, sfumate o trattate. Anche se dentro di me sentirò che mi sto facendo condizionare da un eccesso di protezione e da un’ansia di salvaguardia dei minori che è pari al disinteresse con cui vediamo seviziare, sfruttare, affogare e morire di fame e malattie grandi e piccoli di mondi lontani, nemmeno tanto lontani; tanto vicini da bussare alle nostre porte chiuse a quattro mandate.