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Quante Gelmini fuori scuola a cantare “Tu scendi dalle stelle” e dentro incapaci di sostenere un dialogo senza sarcasmi e spregio per l’interlocutore; sempre certe della malafede dell’altro, perché non abituate a concepire pensieri in buona fede; sempre in allarme, perché non all’altezza di un dialogo fatto di rispetto e comprensione; sempre pronte a spettegolare per riempire il vuoto incolmabile delle loro inesistenze e tutte intente a cercare nemici su cui sfogare il loro malcelato livore.

Quante Gelmini, nascoste dietro il presepe, ignorano i profughi e i viandanti della mangiatoia e brandiscono crocifissi come armi d’offesa e scudi di separazione!


Libera, libera, libera nos, Domine!

(E comunque a mme me piace ‘o presepe.

Ma ‘a cosa cchiù bella e’ spusta’ ‘e re Magge
e aspetta’ ca scenneno do cammello
senza ca nisciune allucca e s’arragge,

mentre ‘ncielo ride a luna cu li stelle.)