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Ho una tremenda paura delle persone che non hanno dubbi
Di qualunque religione, razza o credenza esse siano
È tra loro che allignano i terroristi
E quelli che il terrorismo alimentano
Spargendo odio sotto forma di granitiche certezze

Ho una tremenda paura delle persone che non hanno dubbi e dei pensieri che non lasciano spazio a discussioni

Per questo dubito anche della giustezza di questo mio pensiero
Ma mi resta la paura insieme al forse (forte).

Vale, tuttavia, il principio
Che nelle pratiche di vita quotidiana
Bisogna essere sì problematici
Ma non tanto da rimanere immobili
E di fronte a una scelta
A un dato momento
Si debba comunque decidere
Di imboccare una strada
E percorrerla fino al prossimo bivio
Di fronte al quale
Dopo aver vagliato i nostri dubbi e incertezze
Bisognerà di nuovo scegliere
Il sentiero di sinistra o di destra
Non dimenticando che esiste sempre
Anche una terza opzione alle nostre spalle
E innumerevoli possibilità di farsi strada di lato
Tracciando sentieri coi propri passi
Lungo cammini non ancora percorsi

Il che rende le nostre strade potenzialmente infinite
Quand’anche davanti a noi
Si prospettassero sempre e solo bivi
E non anche trivi, quadrivi,
Crocicchi infernali
E paradisiache distese

D’altro canto,
Ad ogni buon conto
E in ogni situazione,
È meglio essere
Dilaniato dai dubbi
Che impietrito
Dalle certezze.

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Dedico queste parole a tutte le persone piene di se, senza accento né saccenza (o sarebbe più corretto dire “saccenteria” nonostante la larga diffusione in internet della “saccenza” e sui vocabolari della “saccenteria”? Va be’, lascio “saccenza”, che mi suona meglio in questa frase. Credo dipenda dal gusto della rima più che da quanto affermavo prima, a proposito della diffusione popolare nell’ambito amplio della comunicazione virtuale.)