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© Thomas Hoepker/Magnum Photos, 1966 [extract]

Me, We.” / “Me, Noi.”

È stato l’unico sportivo che ho seguito appassionatamente da adolescente ed anche da bambino. Ho letto la sua autobiografia, ho visto il film sulla sua vita.
“Me, We.” è una sua breve poesia che alcuni considerano la più breve che ci sia.

(Questo coccodrillo no, non me lo potevo proprio mancare.)

I am the Greatest!

Fece della sua vita una bandiera che si ergeva spavalda e sbruffona in difesa dei diritti civili dei neri d’America.
Una fonte di ispirazione per sportivi, politici e rapper neri orgogliosi della loro negritudine.

– Ali, you know where is Vietnam? –
– Yes, on TV
.”

Come molti jazzisti e intellettuali afroamericani, negli anni ’60 si convertì all’Islam, anche come segno di rifiuto della cultura imposta dalla classe dominante americana WASP, bianca, anglosassone, razzista e protestante.
Cassius Clay is a name that white people gave to my slave master. Now that I am free, that I don’t belong anymore to anyone, that I’m not a slave anymore, I gave back their white name, and I chose a beautiful African one.”, fece sapere a un’America  offesa e scandalizzata.

Why should they ask me to put on a uniform and go 10,000 miles from home and drop bombs and bullets on Brown people in Vietnam while so-called Negro people in Louisville are treated like dogs and denied simple human rights?

Nel ’66 si dichiarò obiettore di coscienza e si rifiutò di partire militare in Vietnam, pagando in prima persona la sua scelta anche con un ritiro forzato dal ring di cinque anni. Ma al rientro, si mostrò ancora il grande lottatore che era. Nella sua carriera professionistica, 56 vittorie (di cui 37 per KO) e solo 5 sconfitte. Un campione massimo di leggerezza, intelligenza, sensibilità e acume.

I’m retiring because there are more pleasant things to do than beat up people.”

Agli inizi degli anni ’80, il ritiro definitivo dal pugilato e, poco dopo, il Parkinson, un lungo silenzio raramente interrotto da messaggi di civiltà e tolleranza, qualche malinconica celebrazione in giro per il mondo, la sofferenza, la distanza, le lacrime…