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È molto difficile rendere vita facile a chi ci legge.

In fondo e in superficie, scrivere complicato non è difficile, quello che è difficile è scrivere in modo tale da risultare leggibili a un’ampia gamma di potenziali lettori di differenti età, gusti, livello culturale e capacità interpretative.

Volevo rendere ancora più semplice e accessibile anche questa breve considerazione, ma era troppo complicato. Non è per niente facile trovare le parole più semplici e concepire le strutture meno impervie e arzigogolate, quelle che rendono fluida la lettura e fanno venire voglia di passare al rigo successivo senza sentire l’esigenza di tornare indietro e controllare che ci risultino chiare le premesse. E non è neanche facile evitare di autocompiacersi nei giri di parole e nelle acrobazie lessicali.

La leggerezza ha il suo peso e, per scrivere in modo semplice e sintetico, c’è bisogno di tempo e perizia.

E poi bisogna semplificare, ma solo fino a un certo punto. Se si va oltre, si rischia di banalizzare il pensiero o di offendere l’interlocutore.

Un gioco complicato sul filo del rasoio della perdita di densità e di senso.

Insomma, è davvero complicato semplificare e ci vuole troppo tempo per scrivere poco.