Ormai la paura è dilagante e pervasiva.
E questo sembra il segno che i terroristi stiano sul punto di vincere, stiano vincendo.
Anche se da questa parte del mondo non si capisce bene quale sia il premio.
Continuiamo a guardarli con i nostri occhi attoniti e impietriti dall’orrore o dall’odio. Un odio che rimbalza da secoli da un fronte all’altro. Colpa mia, colpa tua, colpa tua, colpa mia. Come in una faida planetaria e globale.
Nel definirli terroristi, mettiamo nelle loro mani la palma della vittoria. Sono terroristi e ci terrorizzano. Stanno facendo il loro sporco mestiere e vincono.

In realtà, quelli che scoppiano tra la folla sono dei fanatici, e di fronte al fanatismo non ci sono vincitori. Solo vinti.
Ma è un fanatismo che viene da lontano e che abbiamo alimentato e continuiamo ad alimentare anche noi senza cercare minimamente di spezzare la catena dell’odio e dello sfruttamento.
E dietro il fanatismo, come sempre, c’è chi manipola e trova il proprio interesse o costruisce la sua fottuta porzione di potere.

In ogni modo, comincio ad avere paura anch’io. Soprattutto per la piccola e per tanti bambini non ancora nati o nati in mezzo a questa irragionevolezza senza fine.
Abbiamo parlato per tutta la vita di pace e stiamo preparando uno stato di guerra perenne.

 


Ma forse non è vero che tutto sta finendo, tutta questa angoscia potrebbe essere solo una questione prospettica; forse, come per il calore nei giorni di umidità, il rischio percepito è molto più alto del rischio reale (ma questo non vuol dire che non si soffra lo stesso e non ci sembri di morire di paura o di afa); la storia è piena di momenti crudeli, cruenti, terribili come e più di questo; forse il mondo non è mai stato un bel posto e ci eravamo abituati male, c’eravamo abituati troppo bene, perché, pur in mezzo a tante sopraffazioni e ingiustizie, l’Europa dopo la seconda guerra mondiale ha vissuto mezzo secolo di quasi-pace, che la nostra generazione ha goduto a pieno e ora ci sembra di essere sull’orlo di un’apocalisse che non verrà e non deve venire, perché è ancora così bello quaggiù, nonostante le bombe e i contorti motivi che le scatenano.


In questo villaggio globale siamo tutti globalmente ignoranti e tutti abbiamo diritto di parola.
Siamo tutti maledettamente interrelati, in questo villaggio globale, ma non ce ne rendiamo conto e pensiamo di poterci proteggere o di vivere più sicuri chiudendo porte e portoni.
Da questo villaggio globale dichiariamo tutti di voler evadere, ma non sapremmo più vivere altrove.