La Turchia un po’ l’ho conosciuta, con i turchi ci ho lavorato, qualche contatto turco credo di averlo anche sul Faccialibro, ma ho più amici armeni e curdi.
E tra i turchi con cui mi sono incrociato, i più antipatici (e in certi casi anche i più falsi e ipocriti) erano sostenitori di Erdogan. Già questo basta a rendermelo ostile.

È chiaro che mi baso su impressioni soggettive e superficiali. È chiaro che rischio di incorrere in generalizzazioni di stampo razzistico. Tuttavia, quello che sta succedendo è obiettivamente orribile (e uso un avverbio da cui di solito rifuggo): l’Europa e gli alleati a stelle strisce assistono passivamente a una repressione sanguinaria, indiscriminata, di quelle che danno adito a tutte le nefandezze possibili (eliminazione sistematica degli oppositori politici e ideologici, processi sommari, ripristino della pena di morte, censura e autocensura, spie annidate ovunque, vicini che accusano vicini per antipatia o per farsi belli agli occhi del potere, clima di sospetto, conformismo e affermazione del pensiero unico).

In più credo che Erdogan si stia rafforzando come si rafforza ogni tiranno: succhiando sangue al paese e indebolendone le strutture portanti.
Che Turchia sarà con tutti questi magistrati e militari incarcerati e il licenziamento di migliaia di insegnanti, funzionari e, soprattutto, impiegati non organici con i dettami di questo ennesimo dittatore democraticamente eletto?

 


 

Postilla:

Né con la CIA né con la Turchia!

(Ma nun sto bbuono manco a casa mia!)