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Nel tumulto di questi giorni ansiosi e disperati ascolto “Intimidade” di Stefania Tallini e Guinga e resto subito folgorato dalla prima traccia dell’album: un “Caprichos do Destino” con deliziosa coda di “Nature Boy”…

Il tocco delialbumscato di Stefania accompagna come un porto sicuro e accoglie come un ventre materno la voce infrangibile di Guinga che sembra sempre sul punto di rompersi e riversarsi nella stanza in mille pezzi in cui riverberano i sussurri di Chet Baker, Roberto Murolo e João Gilberto e le grida della passione e della nostalgia.

Ascolto rapito e mi strugge e mi rode una profonda saudade per un Brasile che non conosco e in cui non ho mai messo piede, un Brasile radicato nella geografia dei miei sentimenti, dei miei desideri irrealizzati e della mia coscienza.

A gente fica só
Tão só

É triste esperar…

Il disco è una dichiarazione d’amore reciproco, una serenata notturna che dura una quarantina di minuti, una quarantina di giorni, una quarantina di anni, tutta una vita.

Se queres saber
Se eu te amo ainda
Procure entender
A minha alma infinida
Olha bem nos meus olhos
Quando eu falo contigo
E vê quanta coisa
Eles dizem que eu não digo…

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