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I professori della tradizione popolare non sanno, dimenticano o fingono di non sapere che la maggior parte delle tradizioni sedicenti popolari nascono da vere e proprie invenzioni pseudopopolari o dall’incrocio di contaminazioni di cui si è persa l’origine e dimenticata la fonte.
Tutto quello che è veramente popolare e (in coincidenza) tutto ciò che è gradito alle classi subalterne (ed anche quello che è grato alle classi dominanti, in fondo) è soggetto a cambiamenti continui. I gusti cambiano e il bello di oggi sarà il ridicolo di domani (per dare concretezza a questo concetto, basta andare a ripesacre un foto di 30-40 anni fa ed osservare come vestivamo o come eravamo pettinati tra gli anni ’70 e gli anni ’90…). Certo esistono anche i ricorsi e i riflussi, ma anche questi recuperi della tradizione non saranno mai gli stessi dei flussi e dei corsi che scorrevano nelle vene della realtà del passato (in gergo critico potremmo parlare di “manierismi”). E se anche potessero darsi nella realtà ricorsi identici ai corsi trascorsi, questi ri-corsi sarebbero comunque cambiati dalla diversità, dalla varietà e dalla novità del contesto in cui si andrebbero a innestare.

Il tipico argomento dei tradizionalisti: “Non si può cambiare perché si fa così da tanto tempo”, si dovrebbe cambiare PROPRIO PERCHÉ si fa così da tanto tempo.

Sono cose note dai tempi della morte di zi’ Frungillo, quanno veneve ‘o pruffessore e diceva ca sapeva tutto isso ma… ‘a musica nun era bbona e nun sapeva suna’.
E, a pensarci bene, siamo tanti i professori che parlano e sparlano al funerale di zi’ Frungillo (che non esiste ed è tutta una invenzione pseudopopolare pure lui), ma sono in pochi a riuscire a far ballare la folla senza manco “uscire per televisione” o avere alle spalle una major che li spinge e li supporta.

Poi, è chiaro, esistono Bach, Charles Mingus e John Coltrane, ma questa è un’altra storia…

 

 

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Senza essere stato chiamato in causa da nessuno, mi sono inserito con questo textículo in una polemica che sta scoppiando in rete tra Daniele Sepe e uno zampognaro fondamentalista di cui non ricordo il nome.

(Incredibile a dirsi, la causa scatenante di questa colta polemica è la simpatica hit estiva di Enzo Savastano “Amico zampognaro”. Ascoltatela!)

 

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