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​’Na botta ‘o circhio e n’ata ‘o tumpagno è un proverbio derivato dall’attività dei “bottari” catalani che usavano dare un colpo al cerchio e un altro alla base della botte per cercare di dare un assetto alle doghe e tenerle unite, ma indipendenti dal resto della cava, celler, bodega o cantina. Il modo di dire si riferisce a chi tituba, tentenna e temporeggia nel prendere una decisione, cercando modi funambolici per arrampicarsi sugli specchi e barcamenarsi tra due situazioni in cui si teme che si abbia comunque qualcosa da perdere.
Ma a un certo punto una decisione bisogna pur prenderla, per mettersi l’anima in pace e uscire dal proprio stato di catalexit. “Omnis determinatio est negatio“, direbbe quell’ebreo ispano-olandese di Spinoza. Ed è proprio humana y trágicamente così, ogni scelta è una negazione: non si può tenere insieme troppo a lungo le capre, i cavoli, le bótti piene e le mogli ‘mbriache. Prima o poi la capra si fionda nella botte e la moglie si scaglia sui cavoli e scopre che sono amari e poco adatti alla merenda. Ma questa, forse, è già un’altra storia.

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