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All’inizio di quest’anno è stato pubblicato dalla Centaur Records (etichetta statunitense) l’ultimo cd solistico di Francesco “Perzico” Di Giuseppe intitolato semplicemente (ed icasticamente): MUSIC.

Ora l’album è ascoltabile ed acquistabile su iTune all’indirizzo
https://itunes.apple.com/us/album/di-giuseppe-music/1350875685

A me è toccata la piacevole incombenza di scrivere le note di copertina dell’album fisico e, visto che nella versione virtuale non sarà possibile leggerle, ve le copincollo qua.

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Da qualche giorno Francesco mi parlava di queste registrazioni per chitarra classica solista che aveva realizzato in modo più o meno improvvisato sulle suggestioni di un viaggio in cui aveva raggiunto Carmen, la sua compagna di tutta la vita, che si trovava a Firenze per una tournée teatrale. Ed è di Carmen la foto che fa da copertina all’album e che rappresenta l’insegna un po’ cadente di un negozio fiorentino di musica.

Francesco mi ha raccontato che, di ritorno nella loro casa di Roma, si è messo a suonare e a registrare quello che gli arrivava alle dita partendo da qualche tema che aveva composto proprio a Firenze e sviluppando nuove armonie, melodie e ritmi sulle suggestioni delle foto e dei ricordi maturati in questo e in altri viaggi (reali e immaginari) e nell’infanzia e nell’adolescenza trascorsa nella sua Napoli. Un artista rielabora, mischia le carte, rimugina, non butta via niente. È così che è nata la maggior parte delle musiche di questo disco. Composizioni realizzate di getto, ricercando, ripescando nella memoria e suonando senza spartito. Brani che in un certo senso è stato più facile comporre e suonare al momento che trascrivere successivamente su pentagramma. In fondo, è molto probabile che siano nate così anche molte cellule melodiche e perfino interi capolavori di Bach e di Frescobaldi, di Mozart e di Scarlatti. Per non parlare di tanti splendori del jazz e del miglior rock che vengono da assoli improvvisati direttamente davanti ad un pubblico o nel privato di una sala di registrazione.
Da quanto ho saputo attraverso le nostre chiacchierate è venuta fuori così, fluidamente e senza troppi sforzi creativi, quasi tutta la musica di questo album che ho gradito fin dal primo ascolto e che ho apprezzato e goduto sempre di più negli ascolti successivi. Un album suonato con “sprezzatura” rinascimentale e dedicato alla Musica, l’altra insostituibile compagna di tutta la vita del chitarrista e compositore napoletano Francesco Di Giuseppe.

I primi due brani che aprono l’album sono una specie di appassionata e intima dichiarazione d’amore per la musica e per il suo potere evocativo. Ascoltando mi pare di vedere questi due artisti napoletani che si muovono a passo di danza per i vicoli di Firenze. All’improvviso si apre uno squarcio e si trovano di fronte ad alcune delle più belle meraviglie architettoniche del rinascimento italiano; hanno lasciato l’intimità dei vicoli, sono “Tra la Gente”, la strada brulica di turisti e la musica si fa via via più ritmata e trascinante.
Su quest’onda arrivano le sonorità jazz-tango del terzo brano (“Fumo”), una sorta di rapsodia in cui si rincorrono i sapori eclettici del gusto di Francesco, un chitarrista che passa con leggerezza e profondità dalla classica al jazz, dal popolare al rock, dalla musica napoletana alla musica per film, un improvvisatore libero di pescare ovunque ci sia qualcosa di buono da rimaneggiare e fare proprio.
Il quarto brano ci riporta a sonorità e a strutture più classiche, con il “Buio” che cala sui due viandanti e la musica che continua a fluire tra i cromatismi del basso e i glissati dei cantini.
Con “Ritrovarsi” e con “Hai ragione tu” torna la passione e il sentimento innervato di nostalgia della prima traccia. In questi due brani la chitarra parla d’amore ad ogni nota e in ogni battuta sento riecheggiare frammenti della tradizione melodica italiana e napoletana, da Puccini a Rota, da Modugno a Murolo, da Umberto Bindi e Gino Paoli a Pino Daniele.
Molto più complesse ed anche più virtuosistiche le “Voci” della settima traccia. Un altro di quei brani in cui si mette in evidenza la versatilità di Francesco che va dalle forme più classiche e consuete agli esercizi più tecnici che sembrano evocare gli studi di Villa Lobos e le rielaborazioni di Roland Dyens su temi popolari.
“La girandola” è, invece, un delizioso divertissement in chiave ragtime. Ascoltandolo si viene improvvisamente trasportati in un allegro locale americano, dove la gente balla e si diverte mentre un chitarrista dalla capigliatura folta e danzante suona e ammicca alla sua donna.
Negli “Orizzonti” della nona traccia, la chitarra la fa da protagonista: si trasfigura, si fa vento, ci lascia sentire i suoi mutevoli timbri, dai bassi di primo manico ai cantini, e poi si traveste da arpa e scompare in dissolvenza.
L’ultimo brano è un delicato e appassionato inno alla libertà creativa che sento come un’altra definitiva dichiarazione d’amore per la musica e per la vita. Scorre fluido come ogni traccia di questo delizioso album e, all’ultima nota, viene voglia di risentire tutto. Da Capo al Fine.

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Nel CD c’è anche la traduzione inglese di queste “liner notes”, ma, se le volete leggere, ve lo dovete comprare in versione fisica e conservarvi il disco tra le buone cose del tempo che fu.