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Scandalo di Pulcinella: una società inglese di analisi dei dati (la Cambridge Analytica) ha raccolto informazioni di una cinquantina di milioni di utenti Facebook e li ha usati per profilare i potenziali elettori di Trump e di chissà quanti altri politici di tutto il mondo, in modo da concepire messaggi propagandistici e pubblicitari cuciti addosso ai singoli votanti della parte del pianeta che si sveglia e si addormenta col telefonino in mano.

Segreto di Pulcinella by Gaetano 'Aitan' Vergara

È una brutta storia, un fatto preoccupante, un cancro della democrazia rappresentativa… Ma vi sembra davvero una novità il fatto che il prezzo che paghiamo per trascorrere il nostro tempo su Facebook a trastullarci, ad arrabbiarci e, soprattutto, a metterci in mostra sia costituito dai nostri dati messi a disposizione degli inserzionisti e delle società marketing e di analisi predittive che, non dimentichiamolo, sono le  finanziatrici principali del social network più diffuso al mondo?
Prima d’ora non vi siete mai resi conto che tante volte avete svenduto voi stessi il vostro profilo e quello dei vostri amici anche a terzi che non appartengono direttamente all’entourage di Mark Zuckerberg, condividendo pensieri e foto e partecipando a giochini e test in cui li autorizzate a profilarvi?
Eppure ve lo detto e ridetto un sacco di volte anche da qua:

https://aitanblog.wordpress.com/2018/01/15/test-e-privacy/

Insomma, ben venga questo scandalo se servirà a farvi chiedere perché mai Facebook sia offerto gratuitamente e da dove vengano le sue decine di miliardi di entrate e la sua quotazione in borsa messa periodicamente in crisi da qualche più o meno consistente rivelazione.

Ma soprattutto questa crisi momentanea del sistema potrebbe aiutarci a mettere a fuoco le ragioni e i rischi della nostra presenza e della nostra sovraesposizione in rete.

Pascal si rese conto già 4 secoli fa che siamo pronti a sacrificare tutto per alimentare la nostra vanità e catturare un po’ di attenzione.

“La vanità è a tal punto radicata nel cuore dell’uomo che un soldato, un attendente, un cuciniere, un vessillifero si vantano e vogliono degli ammiratori. E anche i filosofi li vogliono, e quelli che scrivono contro tutto ciò vogliono la gloria di avere scritto bene, e quelli che leggono vogliono la gloria di averli letti, e anch’io che sto scrivendo ho forse questo desiderio, e forse quelli che lo leggeranno.”

Sicuramente questo desiderio consuma anche me e te che stiamo pseudocomunicando attraverso questo schermo (magari anche solo per sentirci meno soli e isolati). Ma, perdindirindina, cerchiamo almeno di essere consapevoli che questa vanità ci rende un po’ meno liberi e mette noi e i nostri amici alla mercé dei mercanti del tempio digitale.