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L’imperativo che ti hanno stampato in testa è produrre; produrre e consumare.
Consumare, consumare fino a consumarti. Consumare tutto… Il tempo, gli oggetti, l’aria, gli affetti, la frutta del supermercato e questo schifo di birra cinese. Devi consumare, devi consumare tutto e soprattutto il denaro che guadagni e ti consuma…

Ci hanno messo al mondo solo per questo, per farci spendere, spandere e sperperare senza limiti e senza freni, e per farlo non dobbiamo dipendere da nessuno, dobbiamo guadagnare, dobbiamo sistemarci, fare dei figli, mettere al mondo delle fottute nuove macchine da produzione e consumo…

Ma è chiaro che per realizzare tutto questo, devi prima avere un maledetto posto di lavoro… come tuo padre, come tuo nonno e come il padre del padre di tuo padre…
Non puoi spezzare questa maledetta catena di consumi e schiavitù.
Devi lavorare! Devi lavorare, porca miseria! Devi lavorare, lavorare e lavorare!
Forza, ti dicono, rimboccati le maniche e non startene con le mani in mano, che qui non c’è altro tempo da sprecare!

Ok, va bene, ho capito, ho capito, debbo lavorare, dico io… ma dove cazzo lo trovi oggi un lavoro? A meno che tu non voglia metterti a spacciare bamba o queste merdose birracce cinesi…
La produzione si è spostata in Romania, in Cina o in culo al mondo. Le fabbriche non hanno più operai, ma solo ammassi di ferraglia e teste quadrate, dico io. Nessuno ha più bisogno di te. D’un tratto vogliono che tu sia solo un consumatore.
Le cose che sprechi si fanno da un’altra parte… La frutta che mangi viene da un’altra parte… I tuoi vestiti… la tua moto… il tuo fumo… tutto viene da un’altra parte… Anche queste sedie, questo tavolo, queste schifose birre con etichetta italiana e manifattura asiatica o albanese…
Le macchine hanno preso il tuo lurido posto di schiavo della catena di produzione, dico io. Dovresti andartene altrove o travestirti da robot cinese, per riuscire a trovare uno straccio di lavoro. Oppure il lavoro te lo devi inventare, dicono…
Ma che cazzo vuoi inventare che qua hanno già fatto tutto!? E il resto di tutto lo stanno già pensando in Cina, in India o in Corea. E stai pur certo che lo faranno meglio e prima di te e di me, dico io!

Insomma, ti tengono lontano dalla catena produttiva e ti fanno vedere il lavoro come un miraggio, un obiettivo cui tendere, il fottuto sole che sta all’orizzonte. E tu, nel mentre, vivi alle spalle dei tuoi vecchi, che continuano ad ammazzarsi di fatica finché possono, e finché possono sostengono il prezzo dei tuoi consumi e quello dei tuoi vizi, dico io; almeno fino a quando non si innamorano della badante polacca e dedicano a lei tutte gli sforzi e quello che resta del patrimonio accumulato in decenni di schiavitù e di consumi.

Poi magari, all’improvviso, te lo fanno trovare anche a te un merdoso posto di lavoro e ti buttano nella produzione di servizi che non servono a niente e a nessuno, dico; e là ti lasceranno finché crepi. Ma ormai ti sei fatto antico pure tu. È da tanto che hai perso l’energia dei tuoi venti anni…

Cosicché, dopo tanta attesa, arriviamo ai nostri primi giorni di lavoro già stanchi e incazzati e mettiamo tutto il nostro impegno per lasciare il mondo peggio di come lo avevamo trovato, dico io…. Il che, a quanto pare, è l’unica cosa che riusciamo ancora a fare nel migliore dei modi possibili, dico.

E tu, smettila di guardarmi con quella faccia da paraculo e portami un’altra di queste sporche birre albanesi, che mi resta ancora qualche spicciolo dal malloppo che mi sono preso dal portafoglio del nonno. Prima che la pensione se la suga la polacca o il vecchiaccio si spende tutto all’enalotto, dico io!