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Spero tanto che almeno qualcuno degli oltre 150 ragazzi che hanno partecipato stamattina al convegno sulla “Decrescita felice cambi qualcosa, anche una piccola cosa, dei suoi (dei nostri) comportamenti “terricidi”.

Tipo (traggo dalla dramatizzazione rappresentata dai ragazzi del “Filangieri”):
– Prendere l’auto per spostarsi di pochi metri. (Aufff)
– Scendere a comprare il latte col SUV e parcheggiare sui marciapiedi. (Aufff)
– Fare due chilometri in automobile per andare in palestra e mettersi a correre per un paio di chilometri su un tapis roulant, che ci fa muovere restando sempre nello stesso posto. (Aufff Aufff)
– Imbottigliati nel traffico, lamentarsi del traffico e non capire che SIAMO il traffico. (Aufff)
– Lasciare le lampadine accese alla luce del giorno. (Aufff)
– Far scorrere inutilmente litri e litri di acqua per lavarsi i denti, radersi o fare uno shampoo. (Aufff Auff)
– Avere in inverno il riscaldamento a palla e le finestre aperte. (Aufff)
– In estate accendere il condizionatore a 15 gradi e indossare una maglia sulla camicia per non prendere freddo. (Aufff)
– Comprare l’insalata in busta, pomodori già affettati in vassoio di polistirolo, le arance sbucciate e confezionate in vaschetta e l’acqua in bottiglie di plastica che attraversano da nord a sud tutto il Paese. (Aufff Aufff)
– Ammazzarsi di lavoro per avere sempre di più, e rimanere perennemente insoddisfatti di quello che abbiamo. (Aufff Aufff Aufff)

Dobbiamo renderci conto che la crescita della produzione di merci richiede una disponibilità crescente di risorse che non sono più ottenibili nella porzione di terra che abbiamo prosciugato.

Ci hanno insegnato solo a produrre e consumare. Ma non sappiamo nemmeno più sbucciarci un’arancia o lavarci l’insalata. E intanto la produzione si è spostata altrove.
Le fabbriche non hanno più operai, ma solo ammassi di ferraglia e teste quadrate. Nessuno ha più bisogno di noi. D’un tratto vogliono che siamo solo dei consumatori.
Le cose che sprechiamo si fanno da un’altra parte… La frutta che mangiamo viene da un’altra parte… I nostri vestiti… la nostra moto… tutto viene da un’altra parte… Anche queste sedie, questo tavolo e il telefonino che abbiamo sempre in mano…

Sembra tutta una barzelletta o un colmo senza soluzione…

A proposito, la sapete quella del cavallo?

Allora. C’è un tipo che va a comprare un cavallo. Ne vuole uno molto veloce.
Il venditore gli fa: “Questo è il più veloce che abbiamo, ma si muove solo se sente dire AUFFF e per farlo fermare deve gridare STOOOP!”. Il tizio decide di provarlo, si mette a cavallo e fa AUFFF. Subito il cavallo comincia a trottare. Dopo un po’ il tizio grida STOOOP e il cavallo si ferma. Di nuovo AUFFF AUFFF e il cavallo galoppa fuori dalla città e va sempre più veloce. Il tizio è soddisfatto: AUFFF, AUFFF, AUFFF…, finché, all’improvviso, si trova davanti a un burrone. Prontamente grida STOOOOP! Poi, guarda giù al precipizio e tira un sospiro di sollievo: …AUFFFFFF!

Siamo tutti un po’ così, senza briglia, in groppa a un cavallo al galoppo in prossimità di un burrone, e ogni metro di terra che sprechiamo ci avviciniamo ulteriormente al fondo del precipizio.

“Se una crescita ha conseguenze negative, il suo arresto, o quanto meno la sua diminuzione, assumono connotazioni positive. In relazione a una crescita ipertrofica, come quella di una massa tumorale, la decrescita appare come una benedizione divina.”
(Maurizio Pallante, “La felicità sostenibile”, Rizzoli 2009, p.19)

Aufff….

Anzi no, STOOOOOP!

Insomma, smettiamola di fare di più e cerchiamo di fare meglio.