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Il capitalismo crea
Il capitalismo distrugge
E poi ti vende a caro prezzo
La medicina e il rimedio

Un gruppo di persone spietate e avide, che chiameremo capitalisti, dopo aver spolpato tutto quello che potevano spolpare a casa loro, vengono da te e prosciugano ogni ricchezza della tua terra. Tu, non avendo di che mangiare, ti sposti, in cerca di cibo e di lavoro, nel territorio da cui provengono queste persone avide e spietate, visto che la loro terra si arricchisce in modo inversamente proporzionale all’impoverimento della tua.
Ma lì ci sono già altre persone sfruttate da queste stesse persone spietate e avide che difendono il loro diritto a essere sfruttati nella loro terra ricca e opulenta e mettono argini alla tua invasione del loro territorio; anche perché tu, essendo più pezzente di loro, offri il tuo lavoro a prezzi stracciati che fanno la gioia dei capitalisti avidi e spietati che hanno prosciugato ogni tua ricchezza e abbassano i diritti conquistati da quelli che vivono degli scarti del capitale nelle terre più ricche e opulente del pianeta.

Intanto, questi capitalisti spietati e avidi costruiscono sempre più cose da vendere sia ad altri capitalisti spietati ed avidi che ai pezzenti dei loro territori ed anche a te, che prima vivevi con poco, ma ora ti accorgi di avere sempre più necessità e desideri e, insieme, sempre più frustrazioni.

A questo punto si chiudono le frontiere e si conta il numero di persone della tua terra che serve alla loro terra per mantenere in piedi il meccanismo di questa ingiustizia planetaria e salvare il capitale.
Ormai tu e buona parte dei tuoi compaesani siete destinati a crepare nel tragitto o nella vostra terra prosciugata.


Il capitalismo per il suo autosostentamento avrà bisogno nel tempo di sempre più schiavi e che questi lottino furiosamente l’uno conto l’altro per far sì che diminuiscano progressivamente sia le loro retribuzioni sia i loro diritti…”

(Frase attribuita – e per certo attribuibile – a Marx; anche se, per il momento, non sono riuscito a trovare la fonte precisa. Ma, oggi che va di moda fare la lotta alle migrazioni usando l’argomento dell’incremento del marxiano “esercito industriale di riserva”, sarebbe il caso di rileggere i passi sull’immigrazione irlandese in Inghilterra e sulla colonizzazione inglese dell’Irlanda contenuti nella lettera di Marx a Sigfried Meyer e August Vogt scritta ad aprile del 1870. Scoprireste che il vecchio barbuto, piuttosto che auspicare la chiusura delle frontiere, caldeggiava la coalizione tra gli operai autoctoni e quelli stranieri, ovvero, la sostituzione della lotta tra poveri con la guerra contro i ricchi. Una cosa marxista e di sinistra, insomma; una cosa che suona bene anche alle orecchie e agli occhi di un vecchio anarchico come me. Un’altra soluzione sarebbe una localizzazione spinta, il rifiuto di ogni tipo di globalizzazione: l’Occidente smette di aiutarli a casa loro con le sue aziende petrolifere, l’estrazione del coltan, la vendita di armi, lo sfruttamento intensivo del suolo e gli scarti industriali sotterrati in Africa…, e gli africani se ne stanno buoni buoni a casa loro a coltivare la loro terra e a prendersi cura dei loro territori, dei loro vecchi e dei loro figli. Inshallah, ojalá e fosse ‘a Maronna!)