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A Frattamaggiore, la cittadina in provincia di Napoli dove sono nato e cresciuto, si va formando una sezione di salvinisti.

Comincio ad avere sempre più paura.
Ma sia chiaro che non temo Salvini in sé, ma il Salvini che è in me. Quello che si infastidisce ai semafori, quello che ha paura di essere invaso e sente la puzza sui pullman… Quello che si illude che, chiudendo tutte le porte, vivrà al sicuro tra le mura della sua casa e sparirà ogni fastidio e ogni rumore fuori scena… Quello che vuole difendere con le unghie e coi denti il benessere raggiunto. Quello che si fotte dalla paura perché pensa che prima o poi gli toglieranno la pensione; ma non si è ancora fatto due conti sullo stato del lavoro in Italia e sui tassi demografici dell’Occidente… Quello che cerca un capo, un capitano e un capro espiatorio. Quello che si tiene occupato cercando un nemico da abbattere… Quello che non vuole ragionare, ma solo incazzarsi e prendersela con qualcuno. Meglio se zingaro o niro niro comm’a cche!

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Il passo sul “Salvini che è in me” è una parafrasi di un pensiero di Gian Piero Alloisio reso popolare da Gaber. Io, da parte mia, l’avevo già sfruttato in un post precedente. Mi pareva giusto dirvelo. Ve l’ho detto. Chiudo tutto e torno a letto.

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