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Si va dove si crede di poter migliorare la propria vita. Come i meridionali che andavano a Torino. Come i laureati italiani a Londra o a Berlino. Come gli ebrei del vecchio testamento alla ricerca della terra promessa, dell’arca perduta o di un po’ di pace nella tempesta. Come le mafie che non conoscono frontiere. Come i colonizzatori europei in Africa, in America o ovunque li portasse la loro brama di ricchezza e di potere. Come i neo-colonizzatori cinesi, statunitensi ed europei, sempre pronti a consumare un altro campo, un altro mare e un’altra montagna, dopo essersi chiusi alle spalle la porta di casa a quattro mandate e tre chiavistelli per assicurarsi che non passi lo straniero. Zu Zu Zum!

(Ma lo straniero passa, scavalca i portali e aggira le barriere, ora che ha perso la sua terra, il suo mare e la montagna; ma lo straniero passa, a stenti e a fatica passa, non sapendo che aldilà del muro lo aspetta un altro sfruttamento che per il suo corpo passa e attraversa la sua mente e la nostalgia che sente per la sua terra e la gente perduta; ma lo straniero passa e un altro falso equilibrio si sconquassa a favore di chi lucra sull’emergenza o fomenta la paura.)


Ciascuno va o vuol andare dove
confida di poter cambiare vita
e meglio fare il suo cammino,
sì come da qui s’andava
a Marcinelle o Torino.

[…]

Chi puote va e non lo puoi fermare
se va per fame, brama o ingordigia
cercando uscite dalla zona grigia
che è dentro di noi
o nell’inedia più nera
che non lo sai di giorno
se arriva la sera.

(Da Esodi, Espatri e Colonizzazioni  – versione versificata, 2015)

 

 

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