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Una selezione dei commenti suscitati da questa immagine sul Faccialibro (spero che nessuno si risenta nel vedere citate in questo luogo pubblico le loro parole provenienti da quell’altro pubblico luogo). 

Alessandro S.
Niente di particolarmente innovativo però…

Io
In politica (soprattutto in tempi di diffusa demagogia come questo) non conta l’essere innovativi o particolarmente creativi, conta sapersi rivolgere alle viscere della popolazione e farlo al momento giusto.

Mario R.
Ma poi cosa sono queste viscere della popolazione?
[…]
In realtà Salvini fa quello che la Lega ha sempre fatto, facendo leva su un mitico identitarismo, prima localistico e mano a mano perfezionato. La predica cattolica e antislamica nasce nel 2001. Quello che è cambiato è il contesto.

Io
Credo che tu ti sia risposto da solo, Mario. Le viscere, la pancia, le budella della popolazione sono l’identarismo, la chiusura, il familismo, la rassicurazione rispetto alle paure per il nuovo. La pancia non riesce ad andare molto oltre il proprio ombelico. È endogamica. È legata all’animalità dell’uomo. Alla ripetizione del consueto.

Iolanda P.
Per tanti il crocefisso è nulla e talvolta un obbrobrio. Non a caso è : “scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani”

Io
Per altri ancora un simbolo identatario usato in modo demagogico per promuovere guerre di religione che servono anche a distrarre la gente dai loro veri problemi e dalla corruzione o dall’incompetenza di chi detiene il potere.

Don Mimmo
La croce non è mai un simbolo identitario: grida amore al nemico, accoglienza e fraternità…

Io
Infatti, caro don Mimmo, io penso che tanti che si proclamano cattolici e brandiscono il crocifisso come un’arma ignorino la novità del Nuovo Testamento e siano fermi alla legge del taglione e all’occhio per occhio dente per dente veterotestamentario.
Mi sembra strano che sia io, che sono relativamente lontano dalla chiesa, a dover ricordare i principi della Nuova Alleanza, il messaggio radicalmente contrario alla violenza del Vangelo, il passaggio dal popolo eletto all’ecumene, l’universalità del Discorso della Montagna, i principi di misericordia e accoglienza tanto spesso ribaditi da Papa Francesco. Vedo, invece, malafede in chi continua a usare la croce come simbolo identitario e strumento per chiudersi all’altro (o, come scrivo nel post, come un’arma per distrarre il popolo degli elettori dai loro veri problemi e dall’incompetenza o dalla corruzione dei governanti e, al tempo stesso, strizzare l’occhio alla parte più distratta dell’elettorato cattolico).

Raffaele A.
Stiamo ritornando al tempo delle crociate, quando la croce era sui mantelli degli invasori e risuonava deus vult, il grido di battaglia di Pietro l’Eremita nelle sue predicazioni per arruolare crociati per la crociata dei pezzenti.

Io
Il pericolo è proprio questo.

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