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Cercare una cosa
è sempre scoprirne un’altra.
Così, per trovare qualcosa,
bisogna cercare ciò che non è.
Cercare il passero per incontrare la rosa,
cercare l’amore per trovare l’esilio,
cercare il nulla per scoprire un uomo,
muoversi all’indietro per andare avanti.

La chiave del cammino,
più che nelle sue biforcazioni,
il suo sospetto inizio
o la sua dubbia fine,
risiede nel caustico umore
del suo doppio senso.
Si arriva sempre,
ma ad un’altra parte.

Tutto passa.
Ma in senso inverso.

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Cercavo un’altra poesia del poeta argentino Roberto Juarroz (1925-1995), ma mi sono imbattuto in questa e non ho potuto fare a meno di tradurla.
Se non vi piace la mia resa, potete leggere qui la versione originale pubblicata da Juarroz nel 1991, quando ancora il termine serendipity/serendipità/serendipia non era tornato in voga, dopo il suo primo conio risalente ad una ormai famosa lettera del 1754, in cui Horace Walpole citava una fiaba persiana basata sui “tre principi di Serendip” che ‘facevano continue scoperte, grazie al caso e alla sagacia, di cose di cui non erano in cerca’. Insomma…

Buscar una cosa
es siempre encontrar otra.
Así, para hallar algo,
hay que buscar lo que no es.

Buscar al pájaro para encontrar a la rosa,
buscar el amor para hallar el exilio,
buscar la nada para descubrir un hombre,
ir hacia atrás para ir hacia delante.

La clave del camino,
más que en sus bifurcaciones,
su sospechoso comienzo
o su dudoso final,
está en el cáustico humor
de su doble sentido.
Siempre se llega,
pero a otra parte.

Todo pasa.
Pero a la inversa.

(Juarroz, “Poesía Vertical, XII – 15”)

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