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Le nostre parole possono essere sussurri e grida, urli e carezze. Le nostre parole sono flatus vocis, sbuffi di vento, emissione di fiato, segni neri su un rettangolo bianco, lettere che si susseguono su un foglio o su uno schermo piatto. Le nostre parole possono gridare la nostra solitudine o accarezzare quella degli altri, ma non sanano e non risolvono. Le nostre parole dicono incessantemente che non abbiamo nulla da dire e non riusciamo a smettere di dirlo.
Soliloqui fatti ad alta voce tra la folla che cammina distratta, frasi scritte sul bagnasciuga o vergate sull’acqua. Parole che sfregiano per un momento il mare magnum in cui navighiamo; ma dopo non resta più niente. Solo il vago ricordo del tempo perduto e un mucchio di parole pronte a essere riformulate in un nuovo ordine.