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Chiacchiere dello scorso anno in cui si lamentano gli stessi problemi di quest’anno qua e dell’anno anteriore all’anno prima di quest’anno qua.

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Frattamaggiore è un comune di poco più di cinque chilometri quadrati a nord di Napoli.
Un comune relativamente piccolo, dunque, ma molto densamente popolato. Al momento siamo, più o meno 30mila abitanti, ovvero più di 5600 abitanti per km2; il che fa del nostro paesello il ventiseiesimo comune più densamente popolato d’Italia, in buona compagnia – si fa per dire – con molti paesi limitrofi dell’area a Nord di Napoli (alcuni dei quali si posizionano ai primissimi posti in questa scellerata classifica di luoghi ipercementificati e privi di spazi verdi pubblici e privati. Insomma, qua intorno ci sono zone che sembrano stare perfino più inguaiate di noi. Ma è un male comune che non fa mezzo gaudio, visto che molti cittadini di questi paesi da record trascorrono una buona parte della loro vite qui a Fratta).

Frattamaggiore è un paese dilaniato dal traffico.
Inevitabile che sia così, dal momento che ci troviamo in un piccolo territorio con tanta gente e troppe auto, camion, tir e motocicli di ogni dimensione e potenza e, soprattutto, considerato che qui la gente è restia a muoversi utilizzando l’energia pulita contenuta nelle proprie gambe.

Peraltro, a Frattamaggiore è presente un gran numero di istituti scolastici di ogni ordine e grado e ogni giorno si inaugurano nuovi bar, pub, sale giochi, punti scommesse e pizzerie che aumentano la capacità di attrazione di questo piccolo territorio.

In uno spazio di 5km2 sarebbe facile muoversi senza l’utilizzo di mezzi inquinanti, evitando di andare a comprare il latte col SUV e smettendola di accompagnare i figli in auto fino all’uscio della classe. Se non ci fosse una tale concentrazione di automobili, sarebbe perfino possibile muoversi in bici per raggiungere anche i paesi limitrofi. Ma, nell’attesa che il frattese arrivi a questo grado di consapevolezza, dovrebbero essere gli amministratori pubblici a concepire strategie per diminuire una così pericolosa concentrazione di automobili e persone nelle stesse zone.
Si tratta di ampliare ulteriormente i marciapiedi e tenerli liberi da ingombri di ogni tipo; impedire la sosta delle auto ai due lati delle strade; creare parcheggi nei punti di accesso della cittadina (anziché nel centro storico); istituire una rete di navette pubbliche circolari collegate con la stazione ferroviaria e le zone di parcheggio; proibire o almeno limitare il passaggio di automobili nelle zone scolastiche durante gli orari di entrata e uscita degli alunni; promuovere zone 30 (ovvero strade a velocità limitata); diversificare gli orari di entrata e uscita delle scuole; incentivare l’uso delle bici; promuovere la realizzazione di pedibus e di ciclobus; limitare il passaggio di tir e mezzi ingombranti; interrompere il processo perverso di abbattimenti, ricostruzioni e cementificazione in un territorio già saturo di abitanti e mattoni; realizzare nuovi spazi pubblici con verde attrezzato e intensificare quelli esistenti…
Sono misure che il “Comitato ViviAmo la Città” va proponendo da tempo; alcune molto impegnative, altre realizzabili facilmente e senza onerosi impegni di spesa. Ma a volte ho l’impressione che sia più proficuo predicare in un deserto che farsi sentire nel brulichio della calca distratta e ubriaca di chiacchiere, alcol e benzina che abbiamo l’ardire di chiamare “movida frattese”.

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