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È un’epoca di ipercomunicazione: tanta gente che comunica che sta comunicando o che dice in giro che non ha nulla da dire a gente che non ha voglia di sentire e scorre distratta lo sguardo sullo schermo in cerca di non sa che, chi o cosa.

“Mettici una foto, se no non si fermano. Non scrivere troppo, se no non ti leggono. Aggiungi un video che sia di impatto fin dai primi 3 o 4 secondi, se no lo abbandonano subito e passano ad altro, ad altro e ad altro…”.

È un epoca di ipercomunicazione, anch’io ipercomunico i miei pensieri sull’ipercomunicazione a gente che la pensa come me o che non la pensa affatto. Ma che importa? Quello che importa è raccogliere like, wow e cuoricini e dimostrare a noi stessi che esistiamo, siamo vivi e riusciamo a lasciare in giro tracce piacevoli e frasi memorabili che qualche volta risultano perfino condivisibili.
Intrappolati nella rete, passiamo il tempo ad irretire e lasciarci irretire, mentre altrove si fa mercato della nostra iperconnessione.

È un’epoca di ipercomunicazione in cui vi comunico che mi rendo conto di star perdendo molte buone occasioni…
Anche ora…

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