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Intravedo, tra i segni più terribili e temibili dei nostri tempi, la diffusione del cinismo in vaste fasce della popolazione mondiale e la conseguente sfrontata esibizione di un egoismo privo di infingimenti, ripensamenti, ricerche di alibi e senso del pudore.
Non so dire precisamente quando sia cominciata quest’era dell’indifferenza bruta e ostentata, ma ho la vaga impressione che dopo l’abbattimento del muro di Berlino si siano eretti intorno a ciascuno di noi miriadi di muri e di barriere protettive.
Ci hanno rinchiuso – o ci siamo rinchiusi da soli per un meccanismo di induzione alimentato dalla crisi economica – nel nostro “particulare”, difendendo strenuamente i cazzi nostri a costo di calpestare i diritti e la dignità altrui. Abbiamo fatto dei nostri interessi la nostra bandiera. Siamo diventati sempre più spregiudicati e soli, mentre i più ricchi diventavano sempre più ricchi e i più poveri sempre più poveri.
I ricchi sfonda(n)ti sono l’1% della popolazione mondiale (poco più della percentuale degli anarchici, secondo una canzone di Ferré) e sono gli unici che, alla fine dei conti, beneficiano di tanto cinismo e di una tale brutale indifferenza. Il nostro egoismo ricalca il loro egoismo e lo alimenta. Più aumenta l’indifferenza verso l’altro più si moltiplicano le disuguaglianze a vantaggio di quest’uno percento che specula sulla crisi in atto e tutto fagocita nel suo organismo ipervorace e spietato. Almeno fino a quando i poveri non diventeranno tanti e tanto poveri da non avere più nulla da offrire al mercato ed alla fame inesauribile di questo gruppo sparuto di opulenti indecenti.