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Dove dico alcune cose in cui credo abbastanza usando un tono antipatico à la Diego Fusaro (sperando che da queste parti siate in pochi a conoscerlo, il Fusaro, e in pochissimi ad ammirarne le reboanti doti argomentative e retoriche)

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Prima premessa: questa è una riflessione del tutto inadatta a una lettura sui social.
Seconda premessa: si tratta di pensieri che nascono da sensazioni e riflessioni che cercano il tempo adeguato per strutturarsi, ma, nel mentre, comincio a buttarli qui in modo grezzo, anche a mo’ di appunto (la rete è diventata ormai la nostra memoria e io, personalmente, da un certo periodo in poi, non ho più nei cassetti block notes pieni di parole, ma solo cianfrusaglie, cavi e caricabatterie). Inoltre, lasciando qui le mie riflessioni, immagino che qualcuno possa fermarsi a leggere e possa aggiungere nuovi spunti o peritarsi di confutare le mie tesi, mostrandomi quanto io sia “despistado”, fuori strada o lontano dalla realtà dei fatti.

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Parto dalla mia vita quotidiana.
A scuola sento dire sempre più di frequente che ci troviamo di fronte alla peggiore generazione di adolescenti che abbiamo mai avuto tra i nostri banchi. Chiaramente può essere una questione prospettica dovuta all’invecchiamento della classe docente italiana che fa aumentare il divario tra docenti e discenti. In fondo, i vecchi hanno sempre visto i giovani come una copia degradata di se stessi. Ma io ho la sensazione che, in questo caso, ci sia anche dell’altro.
Per farla breve, credo che probabilmente non abbiamo la peggiore generazione di adolescenti che abbiamo mai avuto; probabilmente abbiamo i peggiori padri ed anche i peggiori maestri; o, quanto meno, abbiamo (siamo!) i maestri e i padri più sbandati, sfiduciati e privi di certezze che ricordi la storia del fronte occidentale. (E, si badi bene, non mi riferisco solo ai padri del 2000, ma anche a quelli dello scorso secolo, sebbene nel terzo millennio il potere di diffusione e di amplificazione del villaggio globale e del neoliberismo turbocapitalista sembrino aver accentuato certi fenomeni).
Abbiamo abbattuto il sistema valoriale preilluministico senza riuscire a sostituirlo con quello illuministico; intenti come eravamo ad assurgere a valore primario (quanto non unico e assoluto) il possesso ed il consumo dei beni materiali (a qualunque prezzo e a qualunque costo), e questo, ora, ci fa sentire smarriti di fronte a una crisi economica che ci sta togliendo sotto i piedi le fondamenta su cui avevamo basato la nostra costruzione di senso.

A volte, nella storia, capita che manchi un raccordo tra le vecchie e le nuove generazioni. Lo aveva notato anche Gramsci agli albori della fascistizzazione dell’Italia in una celebre pagina dei “Quaderni dal Carcere” (scritti, è il caso di ricordarlo, tra il 1929 e il 1935).

Nel succedersi delle generazioni (e in quanto ogni generazione esprime la mentalità di un’epoca storica) può avvenire che si abbia una generazione anziana dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee infantili, che cioè manchi l’anello storico intermedio, la generazione che abbia potuto educare i giovani.
Tutto ciò è relativo, s’intende. Questo anello intermedio non manca mai del tutto, ma può essere molto debole «quantitativamente» e quindi materialmente nell’impossibilità di sostenere il suo compito. Ancora: ciò può avvenire per un gruppo sociale e non per un altro. Nei gruppi subalterni il fenomeno si verifica spesso e in modo più grave, per la difficoltà, insita nell’essere «subalterno», di una continuità organica dei ceti intellettuali dirigenti e per il fatto che per i pochi elementi che possono esistere all’altezza dell’epoca storica è difficile organizzare ciò che gli americani chiamano trust dei cervelli.” (Antonio Gramsci, Quaderno 15, § 66.)

In questo vuoto, la rete e i manipolatori della rete stanno supplendo alla mancanza di un anello di congiunzione generazionale con messaggi e slogan facili, “parole d’ordine” che puntano alla pancia di un popolo di (e)lettori privi di fondamenta. Per affermare il loro potere, cercano (e trovano) capri espiatori su cui sfogare le frustrazioni di una società in dissesto ed offrono scorciatoie che non tengono conto dei diritti umani e dei principi di libertà, di uguaglianza e di solidarietà che sono stati pilastri e punti di riferimento della nostra cultura.

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Una rassegna di pietre miliari.
É come se fossimo in prossimità del capolinea di una progressivo smantellamento dell’umanesimo occidentale fondato sui principi di fratellanza e cooperazione umana e segnato da pietre miliari di questa “envergadura” (“envergadura” è una parola spagnola che vuol dire “apertura alare”, “rilevanza, “importanza” e non riesco a trovarne una migliore per questo contesto):

– “Noi rispettiamo e veneriamo chi è di nobile origine, ma chi è di natali oscuri, né lo rispettiamo, né l’onoriamo. In questo, ci comportiamo gli uni verso gli altri da barbari, poiché di natura tutti siamo assolutamente uguali, sia Greci che barbari. Basta osservare le necessità naturali proprie di tutti gli uomini […] nessuno di noi può esser definito né come barbaro né come greco. Tutti infatti respiriamo l’aria con la bocca e con le narici.” (Antifonte, V secolo a.C.)

– “Homo sum, humani nihil a me alienum puto.” (Sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano mi è estraneo). (Terenzio, “Heautontimorùmenos“, v. 77, 165 a.C.)

– “Ama il prossimo tuo come te stesso.” (Matteo 22, 37-40, ma anche Marco 12, 29-31)

“Non c’è giudeo né greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo.” (Lettere di Paolo di Tarso ai Gàlati 3, 26-29)

Bandita la giustizia, che altro sono i regni se non grandi associazioni di briganti? Le bande di briganti non sono forse dei piccoli regni?” (Agostino da Ippona, De Civitate Dei, IV, 4, V secolo d.C.)

– “È impossibile che l’animo di un uomo possa rientrare totalmente sotto la giurisdizione di un altro; nessuno […] può alienare a favore d’altri il proprio diritto naturale, inteso qui come facoltà di pensare liberamente e di portare il proprio giudizio su qualsiasi argomento […]. Di conseguenza, viene considerato oppressivo quel governo che pretende di opprimere gli animi; e si ritiene che l’autorità sovrana faccia violenza ai sudditi e usurpi i loro diritti quando vuole dettare a ciascuno ciò che dev’essere abbracciato come vero e respinto come falso, e quando vuole stabilire da quali credenze l’animo dei singoli debba essere mosso nella devozione verso Dio: pensieri e sentimenti, questi, che sono patrimonio di ciascuno e a cui nessuno potrebbe rinunciare, anche volendolo.” (Baruch Spinoza, “Trattato teologico-politico”, cap. XX, 1670)

“Se infatti dobbiamo prestare fede al vangelo e agli Apostoli, nessuno può essere cristiano senza carità e senza la fede che agisce con l’amore, non con la forza. Ora, forse quelli che con il pretesto della religione perseguitano, torturano, riducono in miseria e uccidono gli altri fanno tutto ciò da amici benevoli?” (John Locke, Lettera sulla tolleranza, 1685)

– “L’ineguaglianza, quasi inesistente nello stato di natura, […] diviene infine stabile e legittima con l’istituzione della proprietà e delle leggi.
Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l’idea di proclamare questo è mio, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: «Guardatevi dall’ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!»” (Jean Jaques Rousseau, “Discorso sulle origini della disuguaglianza fra gli uomini“, 1754)

– “Chi è pronto a mettere in discussione le proprie libertà fondamentali per acquistare qualche briciola di sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza.” (Benjamin Franklin – Da un discorso tenuto davanti l’assemblea legislativa dello Stato di Pennsylvania nel 1755)

– “[…]
nessun cittadino sia tanto ricco da poterne comprare un altro, e nessuno tanto povero da essere costretto a vendersi […]” (Jean-Jacques Rousseau, “Il Contratto Sociale”, II, 11, 1762)

“Liberté, Égalité, Fraternité.” (1798)

– “La libertà consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui.” (Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, 1789)

– “Da ciascuno secondo la sua capacità, a ciascuno secondo il suo bisogno.” (Critica al programma di Gotha, Karl Marx, 1875)

– “Nessun individuo può riconoscere la sua propria umanità né per conseguenza realizzarla nella sua vita, se non riconoscendola negli altri e cooperando alla sua realizzazione per gli altri. Nessun uomo può emanciparsi altrimenti che emancipando con lui tutti gli uomini che lo circondano. La mia libertà è la libertà di tutti, poiché io non sono realmente libero, libero non solo nell’idea ma nel fatto, se non quando la mia libertà e il mio diritto trovano la loro conferma e la loro sanzione nella libertà e nel diritto di tutti gli uomini miei uguali.” (Michail Bakunin, Stato e anarchia, 1873)

Cerco, magari un po’ forzando, una linea comune che tenga insieme l’umanismo di Terenzio con il cristianesimo di Paolo di Tarso, con Spinoza, con gli illuministi, con Hegel, Marx e Bakunin. Non sto parlando di “una grande chiesa / che passa da Che Guevara / e arriva fino a Madre Teresa” (dio, se c’è, me ne scansi e liberi, che, se no, penso io a liberarmene). Sto parlando dei principi fondanti della civiltà occidentale al fine di osservare come l’abbattimento (o anche l’assopimento) di questi principi ci tenga in bilico tra l’edonismo narcisistico e il fondamentalismo delle bombe. Due estremi ugualmente infecondi e, tendenzialmente, suicidi.
Se la società civile francese avesse saputo far riconoscere i figli degli immigrati nei principi di libertà, solidarietà e uguaglianza, non avremmo avuto gli attentati stragisti nella sede del Charlie Hebdo e nel Teatro Bataclan (tanto per citarne solo due avvenuti in luoghi simbolici della cultura e della way of life occidentale). Ma, ancor di più, avremmo potuto evitare di covare in seno all’Occidente il fondamentalismo delle seconde generazioni, se di mezzo non ci fosse stato un colonialismo che ha fatto entrare in contraddizione e reso poco credibili questi principi per rincorrere il possesso dei beni materiali dentro e fuori dai confini europei.

Canto dei Sanfedisti
(canto tradizionale napoletano)
So’ venute

li Francise,

ati tasse

‘nc’hanno mise

Liberté, egalité…

tu arruobbe a ‘mme

je arrobbo a ‘ttè…

Sona sona

sona Carmagnola

sona li cunzigli

viva ‘o rre

cu la Famiglia.

Son venuti

i Francesi

e ci hanno imposto

altre tasse

Libertè, egalitè…

tu rubi a me,

io rubo a te!

Suona, suona

Suona la Carmagnola

suonano i “consigli”:

viva il re

con la famiglia!

Lezioni di ipocrisia che hanno contribuito a svalutare i principi fondanti di chi pretendeva di mettersi ex cathedra a impartire lezioni di democrazia.
Insomma, la mia impressione è che la cultura occidentale, dopo la rivoluzione francese, abbia saputo abbattere i valori dello status quo ante; ma non sia riuscita a ricostruire un sistema di valori nel sentire dei suoi cittadini; fosse anche un sistema basato sulla mancanza del pensiero unico e sul diritto di esprimere le proprie idee in piena libertà e in piena libertà poter criticare quelle altrui. Forse, questa possibilità di vivere la propria vita senza imporre ad altri la propria ideologia è il messaggio più forte che l’Europa può dare al resto del mondo globalizzato. Ma è un messaggio che, per sua natura, non può essere imposto a nessuno, ma solo proposto. E invece siamo già qui a barattare la libertà con la sicurezza e a chiedere le solite leggi speciali; mentre, nel mondo fuori di qui, continuiamo a smerciare democrazia e offrire repressione per poi riempirci la bocca di diritti e perpetrare le leggi dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

E qui, sia chiaro, uso la Francia come una metonimia di tutto un ampio Occidente che continua a pretendere di esportare il suo modello di sviluppo, senza preoccuparsi di preservare in patria i valori su cui si basa la sua storia né di concepirne di nuovi, più adeguati a dare risposte ai punti più critici del nostro presente.
Consideriamo, per esempio, quanta scarsa attenzione abbia avuto la cultura occidentale per la salvaguardia dell’ambiente, impegnati come eravamo a dominare la natura e a consumare territorio per affermare la nostra volontà di potenza e il desiderio infinito di crescere, espandere il capitale, depredare la natura e il prossimo.

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Un finale affrettato.
In questa mia soggettiva prospettiva, l’Occidente (e, segnatamente, il versante europeo dell’Occidente) ha un futuro se riuscirà a tenere fede ai principi che sbandiera e se, nel contempo, sarà capace di affermare codesti principi nel rispetto della Madre Terra in cui tutti dobbiamo necessariamente convivere. Non se continua a cercare capri espiatori negli immigrati neo-arrivati o nei rom che sono qui dai tempi dei tempi. E neanche se cerca di rincorrere il capitalismo cinese cancellando i diritti acquisiti e continuando a rincorrere uno sfruttamento incessante e predatorio del territorio e degli uomini.
Abbiamo bisogno di un nuovo umanismo ed anche di nuove utopie, e abbiamo bisogno di un modo e di uno spazio per diffonderle queste utopie, visto che qui in rete predominano le emozioni sui ragionamenti e tutto si appiattisce in un nulla indistinto e privo di senso (a meno che non consideriamo senso la quantità di clic e la manipolazione delle scelte e dei consensi dell’utente/cliente-elettore).

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