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A scuola non si deve discutere di politica.
Per farlo sarà abolito l’insegnamento della storia, della geografia, del diritto, della filosofia e dell’economia; sono materie che scivolano automaticamente nella discussione sulla cosa pubblica e sulla gestione del governo. Abolito anche le studio delle lingue che assoggettano i nostri giovani all’Europa ed aprono le menti a strane idee provenienti da mondi lontani ed ostili.
La letteratura sarà limitata solo ad autori che parlano di piante e fiori (ma senza fare cenno ai loro colori). L’arte sarà dedicata esclusivamente alla rappresentazione di panorami (evitando paesaggi rappresentati al levar del sole o al tramonto per il loro forte impatto metaforico).
La musica va bene, ma senza parole e, in ogni caso, non vanno mai eseguiti brani sovversivi posteriori al secolo XVII né va suonata o ascoltata musica sincopata di ascendenza negroide.
Nella scienza si escluderanno concetti e termini evocativi come evoluzione e rivoluzione. Inoltre, nell’esercizio della matematica si stia ben attenti a evitare problemi in cui possa venire rappresentata l’Italia in perdita e si privilegi l’uso dell’addizione sulla sottrazione e, soprattutto, sulla divisione.
Largo spazio all’educazione fisica ed all’educazione tecnologica che prepareranno il buon soldato ed il servitore della Patria di domani.
A scuola non si deve discutere di politica, si deve solo diffondere la parola del Governo e battere le mani quando arriva il Direttore.