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Vedo da più parti cristiani che costruiscono muri dove c’erano ponti, cattolici che criticano il Papa per il suo presunto “populismo immigrazionista” e politicanti che affermano il valore dei porti e delle porte chiuse.
Va be’, nulla di strano. Ognuno vede il mondo e interpreta la realtà a suo modo e a sua misura. Però su un punto non transigo: la storia può essere ignorata, fraintesa, frammentata, commentata, ma non negata.
Insomma, il fatto che nelle questioni ideologiche ognuno cerchi di tirare la coperta corta dal suo lato del letto è cosa risaputa ed a tutti evidente, ma non vedo proprio come dei sedicenti cristiani possano negare che nella storia del popolo eletto della Bibbia si siano susseguite continue migrazioni che, peraltro, evitavano l’assoluta assimilazione con i popoli e i Paesi ospitanti (anche perché, se questa assimilazione ci fosse stata, i discendenti di Mosè avrebbero abbracciato la religione politeistica e zoolatrica fondata sul culto di Ra, Amon, Iside, Osiride e compagnia egizia anziché venerare il Dio unico e trino dell’Antico e del Nuovo Testamento).
Mi pare di ricordare anche che, da Abramo in poi, tanti profeti siano stati nomadi e pastori (spesso spinti a lasciare le loro terre per sfuggire alla fame ed alle carestie) e che, dopo l’esodo, l’intero popolo biblico si sia messo in cammino alla ricerca della Terra Promessa. Inoltre, se la memoria non mi inganna, hanno migrato in terre straniere per diffondere la buona novella (e non certo per assimilarsi alle religioni e ai valori altrui) anche i pescatori di anime del Nuovo Testamento; senza contare che erano stati migranti (di nuovo in Egitto) anche Maria e Giuseppe, dopo aver appreso che Erode intendeva fare strage di tutti i bambini della zona (in fin dei conti, un’altra fuga per necessità). Il che, come ricorda Bergoglio, fa di Gesù, fin dalla prima infanzia, un profugo che vive sulla sua pelle l’angoscia della persecuzione ed una vittima delle ingiustizie umane.
Infine, da Paolo di Tarso in poi, la storia del cristianesimo è tutta una sequela di viaggi di evangelizzazione, missioni e colonizzazioni in terre vicine e lontane. Non certo una storia di genti stanziali che se ne stanno fermi in casa propria senza contatti con il mondo esterno.

“Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto” credo di aver letto da qualche parte.
Ma forse significava che ognuno deve starsene al posto suo a morirsene di fame in silenzio, mentre genti diverse provenienti dal Nord (ma ora anche dall’Est estremo) continuano a depredare le loro terre e riempirle dei rifiuti del mondo opulento. Se davvero volessimo aiutarli a casa loro (che di certo sarebbe la cosa migliore e più giusta da fare e l’unico vero argine alle migrazioni di massa), dovremmo prima restituire loro il maltolto, poi smettere di sfruttarli e imbrattarli. Nessun popolo lascia in massa la sua terra se non è in uno stato di necessità, e spesso si tratta di necessità indotte da fattori esterni riconducibili ai Paesi più ricchi del mondo occidentale e, ora, anche della Cina Pigliatutto.
Insomma, anche in questo specifico caso, fuori di ipocrisia, vale quella regola semplice che dice: se mi vuoi aiutare, levati dalle palle (e, per l’amor di Dio, abbi la bontà di non chiudermi la porta in faccia, quando busso e ho davvero bisogno di te)!
Oppure dillo che ti fai vedere in chiesa tutte le domeniche, ma non sei cattolico e non sei cristiano.

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