Tag

I sospetti poco informati sui contenuti e sulla portata dei messaggi di Greta Thunberg


Da più parti, soprattutto da sinistra, si guarda con sospetto al risalto internazionale ottenuto dalle proteste di Greta Thunberg.
Per molti lei è solo un’agente (probabilmente inconsapevole) di un cambiamento epocale del capitalismo che sta spingendo verso una nuova economia basata su auto elettriche, bottiglie di alluminio, bioplastiche, energia verde.

Personalmente non mi sento di escludere che ci siano i soliti pescecani che girano intorno ai corpi sanguinanti che galleggiano nelle acque della contemporaneità, pronti ad azzannare la preda e a trarne profitto.

Ma, se si leggono le autentiche parole pronunciate da Greta nei suoi discorsi pubblici, si scopre che in più parti vengono sottolineati “gli aspetti di giustizia ed equità” e che il suo è un messaggio dalla portata molto più rivoluzionaria dell’affermazione di un semplice cambiamento di stili di vita.

“Come osate far finta che questo può essere risolto con il business-as-usual e alcune soluzioni tecniche?”, afferma nel suo ultimo discorso pubblico tenuto a New York in un vertice sul clima delle Nazioni Unite.

Insomma, non si tratta solo di cambiare la nostra way of life o di cercare palliativi che ci permettano di tenere in piedi il sistema in atto. Si tratta di cambiare il sistema.
È la parte più ignorata e sottaciuta del Thunberg-pensiero, la parte più scomoda…

“Nessuno parla mai degli aspetti dell’uguaglianza chiaramente affermati in ogni parte dell’accordo di Parigi, che sono assolutamente necessari affinché funzionino su scala globale. Questo significa che nazioni ricche come la mia devono abbassare le loro emissioni fino allo zero, nei prossimi 6–12 anni in base alla velocità delle emissioni attuali, così che le persone dei Paesi più poveri possano aumentare i loro standard di vita costruendo alcune delle infrastrutture che noi abbiamo già costruito, come ospedali, reti elettriche e acqua potabile.
Come possiamo aspettarci che Paesi come India, Colombia o Nigeria si preoccupino della crisi climatica se nemmeno noi, che possediamo già tutto, ci preoccupiamo almeno per un secondo del reale impegno che ci siamo presi con l’accordo di Parigi?
[…] Non possiamo salvare il mondo rispettando le regole. Perché le regole vanno cambiate.”

(Greta Thunberg, discorso al segretario Unite delle Nazioni António Guterres)

_______

“La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare ad accumulare un’enorme quantità di profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. É la sofferenza di molti a garantire il benessere a pochi. […]
Non possiamo risolvere una crisi se non la trattiamo come tale: dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza. E se le soluzioni sono impossibili da trovare all’interno di questo sistema significa che dobbiamo cambiare il sistema.”

(Greta Thunberg, Katowice, XXIV Conferenza delle Parti sul Clima (COP24), dicembre 2018)

______

Tutto questo, a ben vedere, non può essere compatibile con l’idea di continuare con il sistema in atto attuando piccole riforme in senso verde. Il messaggio è molto più politico e assai più rivoluzionario. Non credo che la Toyota, la Volkswagen, la Nissan, la GM, la Tesla, la Shell, la Renault, la Fiat Chrysler, Ingmar Rentzhog, la ENI e compagnia contante siano disponibili a seguirla fino in fondo su questa radicale richiesta di cambiamento.
A volte mi viene perfino il sospetto che sia il sistema capitalistico internazionale a spargere la voce che Greta Thunberg sia una loro quinta colonna per svilire la parte più rivoluzionaria del suo urlo contro la spietatezza e l’iniquità delle regole del gioco.
Ed è su questo che dobbiamo essere disposti a seguirla e a darle il nostro appoggio. Senza perdere il nostro senso critico e senza affidarci ciecamente al messia di turno.