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Una decina di anni fa mi trovavo in Turchia per uno scambio culturale e mi capitava spesso di sbellicarmi dalle risate insieme con il collega galiziano ascoltando le massime attribuite al SuperPredidente Mustafa Kemal Atatürk e riportate in vita da maestri di scuola, autorità cittadine e sottoministri.
Frasi di sconcertante banalità ripetute per cento anni e presentate come verità rivelate. Perle del tipo:
“Il mare è importante per la Turchia.”
“Se piove e non si ha l’ombrello, ci si bagna.”
“La sovranità appartiene al popolo.”
“Quando si attraversa la strada si deve guardare a destra e a sinistra.”
(Bisogna però dire che né io né Fernando conoscevamo il turco e non escludo che sia stato il passaggio alla lingua inglese ad aver svilito l’alt(r)o senso di quel pensiero.)

In ogni modo, per i turchi Atatürk è ancora il padre della nazione e, se sapessero che a Napoli si mastica e sputa un’imprecazione eufemistica che, per evitare riferimenti diretti al Padreterno, se la prende con Lui, ci dichiarerebbero guerra e punterebbero a decimarci come dei curdi o degli armeni pericolosi ed eversivi.

Il maestro candela - [Immagine trovata in rete, ne ignoro l'autore che conserva tutti i diritti]

Fatto sta che anche un orologio fermo porta l’ora esatta due volte al giorno. Così, in mezzo a tante corbellerie attribuite all’eroe nazionale della Turchia, c’è pure questa massima che conservo tra le migliori citazioni che ho mai sentito sul mio mestiere, una frase da incorniciare (ben funzionante anche in inglese o ritradotta in spagnolo o in gallego):

Un buon insegnante è come una candela, si consuma per illuminare la strada per gli altri.”

È una considerazione che sento molto vicina, perché ho sempre pensato che la mia funzione formativa consista fondamentalmente nell’aiutare le nuove generazioni a diventare autonome e responsabili.
Un buon insegnante insegna come imparare, e quando gli alunni hanno davvero imparato a muoversi da soli, la sua guida diventa inutile; dopo tanto lavoro, può finalmente rintanarsi in un angolo e sparire; si spegne come si spegne una candela che ha fatto già il suo tempo e svolto la sua illuminante funzione.

Detto in altri termini, immagino che ogni buon maestro abbia a disposizione un suo pacchetto di candele formato famiglia. Esaurita la cera, i ragazzi si allontanano portando con sé un po’ di quella luce e, in alcuni casi, facendosi loro stessi candela, mentre lui ne accende una nuova per un altro gruppo.
Ma non esistono pacchetti inesauribili né fiamme che non si spengono mai. A un certo punto si esaurisce tutta la cera a nostra disposizione e, per i più fortunati, comincia la pensione (altri, anche nella quiescenza, conservano ancora qualche candela in un cassetto e continueranno a illuminare il cammino di chi gli sta intorno fino al loro ultimo giorno della loro esistenza. Sono Maestri di vita destinati a restarlo a vita).

A good teacher is like a candle – it consumes itself to light the way for others.”

Parimenti un popolo maturo non ha più bisogno di un Atatürk da citare a ogni piè sospinto e da mettere nell’ultima pagina di tutti i libri scolastici con un inno che sembra una preghiera al nume tutelare della patria. Una volta che il suo popolo si è fatto popolo, diventa inutile il suo insegnamento e ogni individuo porta da sé la sua luce insieme al vago ricordo del luci-fero che gli illuminò il cammino.

Mannaggia ‘o Pataturk!