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«Il nazismo è criminale, assassino, sia negli ideali che nella prassi. Il comunismo lo è soltanto nella prassi, non negli ideali

Simon Wiesenthal (strenuo stanatore e cacciatore di nazisti)

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Aggiungerei a questa differenza ben sintetizzata da Simon Wiesenthal il fatto che il comunismo – per sua definizione egualitario, inclusivo e internazionalista – punta(va) alla felicità dei più. Il nazismo e il fascismo, invece, punta(va)no alla supremazia dei pochi (perfino connotati etnicamente) sui molti; in quanto erano fondati sulla disuguaglianza, sulla discriminazione e sulla più assoluta gerarchizzazione piramidale.

Per questo mi fa incavolare la risoluzione del Parlamento Europeo che nello scorso settembre ha assimilato l’ideologia comunista all’ideologia nazista. Il maledetto revisionismo figlio del pensiero debole dei nostri tempi. L’idea malsana che non esista più la destra e la sinistra, ma solo un grande centro. (Un grande centro commerciale in cui trasciniamo le nostre esistenze senza un speranza di cambiamento, intenti solo ad alimentare il vitello d’oro del mercato, mi verrebbe da dire e dico.)

Che poi, più neghiamo le differenze tra destra e sinistra, più dilaga la versione becera e razzista del fascismo che si cela e si disvela sotto le bandiere nazionaliste dell’ordine e della sicurezza. La sicurezza che il mondo resti iniquo, ingiusto e malgovernato come è ed è sempre stato, mi verrebbe da aggiungere ed aggiungo.

Alla luce di queste affrettate osservazioni, riformulerei la pur acuta citazione di Simon Wiesenthal in questi termini:
«Il nazismo è criminale, assassino, sia negli ideali che nella prassi. Il comunismo [storico] lo è [stato] soltanto nella prassi, non negli ideali.»

Questo scrivo sentendomi anarchico, libertario e profondamente antifascista, più che comunista. (Perché, anche se è chiaro che non ci sono poteri buoni, è anche vero che pure il male ha le sue diverse gradazioni di malsopportabilità, di perversità e di fetore.)