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Le ruote, sì come gli zebedei,
girano, girano e girano.
Oggi a me, domani a te.

Può succedere pertanto che,
mentre quaggiù in tanti t’ammirano,
lassú s’adontino angeli e dei

(ovemai davvero essi esistano
ed al male indefessi resistano
ed a chi di dovere colpiscano).

Insomma, sta buono, se no già sai
che mai e poi mai pace troverai
e ti scoveremo dove vai vai,

omuncolo e brutta merdaccia
c’hai già perso la tua faccia
e dell’umanità sei la feccia.


*Le ruote, gli zebedei e l’ira degli dei* è una mia  invettiva da rivolgere a chi di dovere.
Un modo per rispondergli per le rime.
Chi poi debba essere chi di dovere lo deciderete voi di volta in volta.
Le loro madri fanno molti figli (anche se ci sono periodi in cui qualcuno di loro riempie le scena e ci fa girare gli zebedei come se fossero attaccati alle pale di un ventilatore impazzito, un mulinello turbinoso e travolgente, un frullatore che, girando girando, spappola tutto quello che incontra nel suo vorticoso cammino).