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Ma dico io, state tutto il giorno sui social; vi fate selfie e videoselfie; usate sistemi di messaggistica testuali, audio e video; non uscite di casa per vedervi film e partite di calcio in streaming; non sapete più cosa sia un vocabolario o un’enciclopedia cartacea e poi, se sentite parlare di didattica a distanza, vi vengono in mente tutti i problemi (anche reali e preoccupanti, per carità) connessi con il “digital divide“, la violazione della privacy, la colonizzazione culturale, il liberismo spinto e la mancanza di corpi che si incontrano?
E sapete quale è la cosa più bella? Che queste cose non le dite per strada, sui giornali o nei centri sociali, ma nei social network più massivi, liberisti, dementors, sugadati e dissennatori che si possano immaginare.
Io credo di averli abbastanza chiari i limiti della comunicazione e della formazione digitale e mi preoccupo da anni delle problematiche legate all’iperconnettività, all’automazione ed allo sfruttamento telematico. Ma, proprio per questo, preferisco non lasciarli soli, i ragazzi, in questa bolgia digitale.

Mi sto rompendo l’anima per attuarla e per farla attuare questa didattica a distanza in tempi di emergenza, così come mi rompevo l’anima per diffondere principi di cittadinanza digitale nei tempi della non-emergenza.
Non per fare dei miei alunni degli schiavi dell’automazione, ma per renderli quanto più autonomi, responsabili, dotati di senso critico e capaci di operare scelte consapevoli.

Sono proprio questi momenti di emergenza che fanno venire fuori tutte le falle di una comunità che rinuncia al suo ruolo educativo nei confronti delle nuove generazioni, rendendole sempre più egoiste e manipo-labili. La didattica online ci permette di mantenere aperto un canale di comunicazione e formazione che può aiutarli a crescere; un surrogato, certo, ma meglio di niente, soprattutto per i ragazzi più deprivati, quelli che a casa non ce l’hanno Pinocchio o L’Amore ai Tempi del Colera per approfittare di questi giorni di otium forzato per leggere un buon libro e mettersi in contatto con se stessi.