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Da ragazzo, tra le centinaia e centinaia di tomi della collezione B.U.R. di casa mia, mi incuriosii un titolo che sembrava una soluzione ai miei pomeriggi di ozio e di noia. Si chiamava “Viaggio intorno alla mia camera“, e io, a quei tempi, non potevo di certo immaginare che a marzo del 2020 mi sarei ritrovato a ripercorrere i passi di quel celebre romanzo sentimentale di Xavier de Maistre scritto agli sgoccioli del ‘700.

De Maistre racconta che impiegò 42 giorni per compiere il suo viaggio di esplorazione vagando e divagando per la sua stanza.
42 giorni sono il tempo di una lunga quarantena e, al momento, non sappiamo se il nostro viaggio sarà più lungo o più breve, ma per ora non va poi tanto male e il tempo passa rapido, molto più rapido di quanto potessi pensare o temere. Sarà che il lavoro a distanza e l’intrattenimento formativo dei miei ed altrui figli mi sta impegnando oltremodo.
Ma non è di questo che volevo parlare. Volevo parlare, piuttosto, degli interstizi, del tempo che mi resta tra una cosa e l’altra, quando, come il savoiardo francese, lascio dialogare Madame Anima con la bestia e oscillo tra angosce, ricordi e ottimismo, passeggiando tra i mobili, gli album musicali e i libri accumulati in ogni angolo della casa (“Ignorante a ‘mme? Je tengo ‘a casa chiena ‘e libre. Tengo libre pe’ tutte parte. ‘Ncoppa ‘a libreria, int’a scrivania, inte ‘e dirette, int’all’armadio, ‘ncoppa ‘e tavule, ‘ncoppe ‘e bicchiere, ‘ncoppe ‘e purcellane, ‘ncoppe ‘e bumbiniere, int’a cantine, int’a cucina, abbascio ‘o garace… Quante è vera ‘a vista e ll’uocchie!“, come la suocera di Veronica a.k.a. Rosalia Porcaro).

La camera di Vincent ad Arles ai tempi del coronavirus (1888-2020) di Gaetano Aitan Vergara

E poi, in fondo e in superficie, libri a parte, ci sono tante cose interessanti da fare dentro questa stanza. C’è pure un PC che mi connette col mondo e una televisione che porta il conto dei morti e dei moribondi.
De Maistre non ce l’aveva.

Sì, è vero, questi schermi ci hanno fatto diventare tutti un po’ autistici. Ma può essere una fortuna, ora. Probabilmente non avremmo resistito a questa reclusione coatta se non fossimo già abituati a vivere una vita parallela nelle stanze delle nostre chat.
Il traffico veicolare si sta spostando sulla rete, lo spazio che occupavamo per le strade ora ingombra il web. Ci stiamo tutti hikkimorizzando e la terra sta prendendo un attimo di respiro, mentre noi scandagliamo ogni centimetro che ci separa da una parete all’altra delle nostre stanze di vita quotidiana.
Forse ne usciremo cambiati da questo viaggio. Un po’ migliorati o molto più scoglionati e coglioni.
Chi vivrà, vedrà, e sarà visto a sua volta in giro (se riprenderà l’abitudine ad uscire).