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Madrid è una città di più di un milione di cadaveri (secondo le ultime statistiche).

A volte nella notte io mi rigiro e mi rialzo in questa nicchia in cui sto imputridendo da 45 anni,

e passo lunghe ore sentendo gemere l’uragano, o latrare i cani, o fluire blandamente la luce della luna.

E passo lunghe ore gemendo come l’uragano, latrando come un cane infuriato, fluendo come il latte dalla mammella calda di una grande vacca gialla.

E passo lunghe ore chiedendo a Dio, chiedendogli perché imputridisce lentamente la mia anima,

perché imputridiscono più di un milione di cadaveri in questa città di Madrid,

perché mille milioni di cadaveri imputridiscono nel mondo.

Dimmi, che orto vuoi concimare con la nostra putrescenza?

Temi forse che ti si secchino i grandi roseti del giorno, i tristi gigli letali delle tue notti?


Sono versi di Dámaso Alonso (storico eterodosso, acuto filologo e sensibile poeta madrileno nato nel 1898 e morto nel 1990). Sono tratti da “Hijos de la Ira”, libro pubblicato in prima edizione nel ’44.
La traduzione è mia. L’originale è qua e suona come una tetra profezia:


Insomnio

Madrid es una ciudad de más de un millón de cadáveres (según las últimas estadísticas).

A veces en la noche yo me revuelvo y me incorporo en este nicho en el que hace 45 años que me pudro,

y paso largas horas oyendo gemir al huracán, o ladrar los perros, o fluir blandamente la luz de la luna.

paso largas horas gimiendo como el huracán, ladrando como un perro enfurecido, fluyendo como la leche de la ubre caliente de una gran vaca amarilla.

Y paso largas horas preguntándole a Dios,  preguntándole por qué se pudre lentamente mi alma,

por qué se pudren más de un millón de cadáveres en esta ciudad de Madrid,

por qué mil millones de cadáveres se pudren lentamente en el mundo.

Dime, ¿qué huerto quieres abonar con nuestra podredumbre?

¿Temes que se te sequen los grandes rosales del día, las tristes azucenas letales de tus noches?