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Bisogna stare attenti. Si deve dubitare di tutto e di tutti. Delle fonti ufficiali come della controinformazione.
Non bisogna farsi ipnotizzare dalle notizie e dalle citazioni.
Soprattutto da quelle che rimbalzano ossessivamente sui social.

Come diceva Karl Marx:

Facebook ist das Opium des Volkes

ovvero

Facebook è l’ oppio dei popoli“.

Il brano proviene dall’introduzione a “Per la critica della filosofia hegeliana del diritto“, scritto nel 1843 e pubblicato postumo, ma l’introduzione che contiene la famosa citazione era già stata riportata separatamente nella raccolta di articoli e saggi marxiani “Deutsch-Französische Jahrbücher“, gli “Annali Franco-Tedeschi” editi nel 1844 in collaborazione con Arnold Ruge.

Ma fermiamoci a leggere la citazione completa, non accontentiamoci degli spezzoni:

“Facebook è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e di giustificazione. Esso è la realizzazione fantastica dell’essenza umana, poiché l’essenza umana non possiede una realtà vera. Facebook è il sospiro della creatura oppressa, è l’anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. È l’oppio del popolo. Eliminare Facebook in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica a Facebook, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui Facebook è l’aureola.”

Impressionante, no!?