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L’imperativo che ti hanno stampato in testa è produrre; produrre e consumare.
Consumare, consumare fino a consumarti. Consumare tutto… Il tempo, gli oggetti, l’aria, gli affetti, la frutta del supermercato, le suole delle tue scarpe, l’asfalto, il cemento e la gomma tossica degli pneumatici. Devi consumare, devi consumare tutto e, soprattutto, il denaro che guadagni e ti consuma…

Tutto quello che devi fare è spendere, spandere e sperperare senza limiti e senza freni e, per farlo, devi sistemarti, comprarti un’auto, prendere casa, riempirla di cianfrusaglie, lavorare, lavorare, lavorare e fare dei figli programmati come te per la produzione ed il consumo…

Ma ora, all’improvviso, arriva questo virus, si spande, si diffonde, si estende è spezza la catena.
All’improvviso, ti tengono chiuso in casa, fermo, non consumante e improduttivo fino a che non si aggiustino le cose e possa riprendere a funzionare tutto come prima. Una pausa dovuta, pare, un arresto necessario e funzionale alla salvaguardia del sistema.
Ma tu non vedi l’ora di superare questo incidente di percorso, riprendere il tran tran e ricongiungerti alla catena.