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Dare la colpa a Milano.
Mostrare false foto di Napoli.
Celebrare le virtù di Pizzosperduto, che ha un solo caso di positività e tutti restano buoni buoni chiusi in casa e silenziosi.
Prendersela con gli abitanti di Poggiolontano, perché lassù ci sono tanti contaminati e ieri è stato avvistato un giovanotto che correva per i campi e un altro che fumava dal balcone senza guanti e mascherina.

Io considero tutto questo reciproco darsi addosso dall’alto del proprio campanile un grande argomento di distrazione di massa. Siamo alla costante ricerca di un capro espiatorio che ci rassicuri che il colpevole è altrove, lontano, fuori di noi. Abbiamo perso coordinate e certezze e cerchiamo soluzioni facili e immediate a problemi complessi e sconosciuti individuando piste, mancanze e responsabilità. Succede. Soprattutto nei periodi di crisi e di oscurità.
Qui poi, fin dall’inizio, si sono presentati tutti gli ingredienti del caso: l’Oriente lontano e misterioso, i pipistrelli, i Frankstein gialli, gli untori e gli appestati che sono arrivati sempre più vicini all’uscio delle nostre case.

Sono già due o tre settimane che scrivo che vedo in giro brutti segni, e temo che questo sia solo l’inizio.
Di questo passo saremo sempre più divisi e lacerati, oltre che distanti.
Lavoratori autonomi contro lavoratori statali. Operai contro impiegati. Maschi contro femmine. Meridionali contro Settentrionali. Giovani contro vecchi…
Vedo altri muri dove c’erano ponti e pontili.
Come in uno stadio pronto a far esplodere la rabbia delle masse e deviarla sul piano del campanilismo, dello sciovinismo e della tifoseria.
Di questo passo, temo che si scatenerà un tremendo odio sociale, una guerra tra poveri che farà il gioco dei pescecani e degli sciacalli che aspettano il momento buono per avventarsi sulla preda e trarre vantaggio dai cadaveri schierati sul terreno.

Insomma, io continuo a dividere il mondo in oppressi e in oppressori, non certo in milanesi, cinesi e napoletani.
E se proprio debbo prendermela con qualcuno, mi viene da ricercare responsabilità nella classe dirigente lombarda, non nella gente di Lombardia.

Mi viene il sospetto che chi ha nelle mani le leve del potere economico e politico non abbia saputo e, forse, nemmeno voluto frenare a tempo debito il treno in corsa.
Hanno cominciato a rallentare solo quando i primi vagoni sono precipitati nell’abisso, rischiando di trascinarsi dietro anche gli altri.
La mia soggettivissima impressione è che molti dei caduti di Bergamo, Brescia, Mantova, Milano e di tutto il Lombardo-Veneto siano stati vittime di una meccanismo produttivo che non si è fermato nemmeno quando l’hanno messo di fronte alle prospettive più tragiche; che si stanno tragicamente inverando.