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La scuola italiana – quasi tutta – ci ha buttato il sangue in questo periodo di pandemia per non lasciare da soli i suoi alunni. Il fatto che questo non sia stato percepito nemmeno da molti di quelli che avevano i figli a casa “intrattenuti” dagli insegnanti in videoconferenze o in altre attività di didattica a distanza è un segno, un brutto segno; una controprova della scarsa considerazione che ha questo Paese per i lavoratori dell’istruzione e della formazione nazionale.


(Anche se, per altri versi, è comprensibile che in un periodo di crisi e di incertezze sul futuro, si scatenino casi di invidia sociale e guerre tra poveri; perché forse è il caso di rammentarlo che i prof italiani, mediamente, per quanto non indigenti, di certo ricchi non sono).

Certo, se in questo Paese si dà un valore così scarso all’insegnamento e agli insegnanti, qualche responsabilità va sicuramente attribuita anche a una parte della classe docente che svolge questo mestiere in modo sciatto e distratto. Non lo nego.
Ma non si può buttare il bambino e il suo insegnante insieme con l’acqua sporca.

In ogni modo, se restate inesorabilmente convinti che la classe docente italiana sia nel suo complesso scadente e inoperosa, abbiate il coraggio civile di chiedere la chiusura dei servizi scolastici nazionali. Se i prof non fanno niente, meglio smettere di pagarli e investire in altro le scarse risorse pubbliche disponibili.
Facciamo che ognuno se li istruisce da solo i propri figli. Aboliamo il diritto-dovere allo studio e i titoli che ne conseguono. Trasformiamo gli istituti scolastici in palestre private o in megadiscoteche. Abbattiamo le università pubbliche o vendiamole ai privati. Torniamo alla giungla e alle sue leggi non scritte e i professori mandiamoli a spalare merda, che più di questo non meritano. Poi mettiamo pure i nostri figli a osservarli e deriderli mentre spalano. Che in fondo qualche volta già lo fanno.