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(Un post in cui do i numeri e concludo in canzone.)

I punti di vista sono punti di vista, è vero, però in quest’immagine solo uno dei due ha ragione. Quello o è un 9 o un 6.
Sì, certo, se guardiamo da un lato, vediamo un nove; se guardiamo dal lato opposto, un sei; e poi… se ci giriamo intorno in lungo e in largo, arriviamo al momento fondamentale del dubbio.
Ma dobbiamo provare ad andare oltre. Oltre ogni ragionevole dubbio, perfino…

Un proverbio africano dice: esiste la mia verità, esiste la tua verità ed esiste la verità.

Lì a terra qualcuno ha disegnato o un 6 o un 9; oppure ha voluto coscientemente confonderci le idee.
Bisognerebbe risalire alle fonti, allontanarsi per orientarsi e vedere se ci sono altri punti di riferimento o tracce da seguire. Vedere se vicino ci sono altri numeri che possano aiutarci ad intendere.
Magari ci sarebbe di aiuto scoprire chi ha scritto quel segno a terra e perché. Parlare con chi era lì vicino quando qualcuno ha vergato quella cifra e ricostruire in che posizione si trovava.
Insomma, bisogna informarsi e studiare e non farsi prendere dall’ansia di avere ragione. Bisogna impegnarsi a non  cercare conferme ai nostri pregiudizi (la maledetta distorsione cognitiva tanto rafforzata dalle ricerche in internet realizzate senza esercizio di senso critico). Bisogna vagliare anche le possibilità più eccentriche, se è il caso (“Chi lo ha detto che quello è un numero e non la rappresentazione di un serpente che cerca di mordersi la coda, oppure una lettera dell’alfabeto…, l’inizio di un nodo…?); e bisogna essere pronti a scartarle, tutte quelle ipotesi fantasiose, se si vede che non portano da nessuna parte. Bisogna anche chiedere in giro e mostrarsi pronti a confrontare a mente aperta le nostre ipotesi con quelle degli altri.
Poi non è detto che si riesca sempre a raggiungere la verità. Quello che importa è il cammino.

La verità, come l’utopia di Eduardo Galeano, è là nell’orizzonte. “Mi avvicino di due passi e lei si distanzia di due passi. Cammino 10 passi e l’orizzonte corre 10 passi. Per tanto che cammini non la raggiungerò mai.” A che serve la verità? “A che serve l’utopia?” Servono per questo: “perché io non smetta mai di camminare.
E se il percorso si fa in buona compagnia è più piacevole la ricerca, e insieme si  costruisce un nuovo cammino che vale la pena proseguire.

Magari, strada facendo, possiamo mettere un 9 accanto al 6 e fare un 69, la posizione del Congresso del Corvo, e trarne godimento e piacere. In tutti i sensi.
Ma forse ora sto un po’ deviando dal tema originale.

Provo a fermarmi qua.
Se non altro vi ho dato dei numeri, da giocare su tutte le ruote ignorando quanto sia stupido farsi ingannare dalle trappole del calcolo probabilistico.

Va be’, o sei o non sei, questo è il vero dilemma.
E si apre un nuovo portone.
Ma lo lascio socchiuso (o “entreabierto“) e mi fermo veramente qua…, a pensare che sarebbe bastato mettere una lineetta sotto il numero, come nei cerchietti della tombola napoletana!

Now, if a 6 turned out to be 9
I don’t mind, I don’t mind
If all the hippies cut off all their hair
I don’t care, I don’t care
Dig, cause I got my own world to live through
And I ain’t going to copy you

Ora, se il 6 è diventato un 9
Non me ne importa, non me ne importa
Se tutti gli hippy tagliano a zero  i loro capelli
Non è affar mio, non è affar mio
Scava, che io ho il mio mondo da vivere
E non copierò di certo il tuo

Il brano è di Jimi Hendrix, la traduzione è mia. Qui è cantato e ricantato da Maria Pia De Vito. La versione originale viene da “Axis: Bold as Love“, un album del 1967. Quasi l’anno in cui sono nato io.