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Il predominio dell’urlo sui toni pacati del ragionamento e della discussione;
l’incapacità di ascolto;
la circolazione di contenuti semplici o banali che pretendono di affrontare temi complessi attraverso gli scarsi mezzi della ipersemplificazione…;
la spasmodica ricerca di conferme alle proprie opinioni (confuse con le proprie “ragioni”);
l’altrettanto spasmodica ricerca di dati che confutino le opinioni dell’altro per schiacciarle e schiacciarlo;
la difficoltà di concentrarsi e di fermarsi a leggere un testo che superi le tre o quattro righe;
il desiderio di arrivare primi;
la tifoseria;
il rifiuto dei grovigli, dei sentieri intricati e degli gliommeri;
i tutorial su come si fanno i tutorial fatti da persone che non hanno mai fatto un tutorial;
il copia e incolla acritico;
il copia e incolla fatto senza citare le fonti;
il copia e incolla compulsivo e la condivisione priva di lettura previa;
il clickbaiting e il sensazionalismo;
la bulimia e il narcisismo;
l’oltraggio e l’offesa volgare e grossolana contro coloro che espongono argomenti che non si è in grado di controbattere;
la proliferazione rizomatica di bufale e fake news;
la smania di ottenere, moltiplicare e conteggiare consensi;

insomma,
questa fuga di massa
dal  senso critico,
dalla problematicità
e dall’empatia;

questo volersi presentare
altri da ciò che si è
per perdere nella folla
il proprio senso
di responsabilità
e autonomia

mi fanno ogni giorno vacillare
e continuare a chiedere
cosa ci faccio qua
in tempi in cui è obiettivamente
difficile incontrarvi altrove

e nel frattempo ricado nel paradosso
di postare sul social par excellence
la critica al social par excellence

e mi confondo con questo
imperversante e crescente
qualunquismo digitale
tanto incosciente
da farmi stare male


P.s. Aggiungo a questa lista di doglianze digitali la ricerca di frasi ad effetto che è di certo anche un mio difetto e il vizio dell’autoreferenzialità e della autocitazione:

https://aitanblog.wordpress.com/2020/11/11/qualunquismo-digitale/