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Le mie memorie a caldo

E così te ne sei andata pure tu.
Rapida e in punta di piedi come hai sempre trottato su questa terra, dando una mano e qualche lezione di vita pratica a chi non voleva sentire o sentiva male.


Per me eri la fenice che rinasce e si reinventa dopo ogni difficoltà.
Arrivasti più di 80 anni fa in questo cortile troppo grande, debilitata e affamata di tutto. “Vostro nonno mi salvò la vita”, raccontavi, e da allora sei stata tu un aiuto per tutti. Una zia, una sorella, una nutrice, una nonna, una balia, una maestra di cucina, una mamma e una consigliera per questa famiglia sempre orfana.
Ti ho sempre vista come la risolutrice dei problemi, quella che scioglie i nodi e insegna come adattarsi di fronte alle avversità.
Quando morì il “nonno dottore” ti reinventasti siringaia e poi infermiera professionale.
Non avevi avuto la possibilità di frequentare scuole regolari, ma imparavi tutto subito e, quando era necesario, sapevi anche come aggirare gli ostacoli. La sofferenza ti aveva temprato ed insegnato qualche trucco.
Bambino, mi ricordo tu quarantentenne che imparavi ad andare in bici, a guidare la macchina…
I racconti dei tuoi viaggi in Spagna e in Olanda, i ricordi della tua infanzia in tempi di guerra, i tuoi viaggi in treno da Fratta a  Pisa e da Pisa a Fratta, con le borse piene di barattoli e leccornie che preparavi ad ogni occasione, anche a novant’anni suonati, ma sempre passando di treno in treno, per non sprecare denaro.
La tua intelligenza pratica.
La tua sensibilità discreta.
Lo sguardo ironico.
Gli starnuti epici che facevano tremare i vetri.
Le parole affettuose che hai speso fino all’ultimo per tutti noi.

Le parole che non dobbiamo dimenticare.