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(Appunti sull’uso improprio e impolitico della parola AnArchiA)

L’anarchia non è lo scompiglio, lo schiamazzo, la confusione e il caos con cui l’identificate nei vostri discorsi in cerca di colpevoli o di cose di cui vergognarsi in quanto appartenenti a un gruppo scomposto e disorganico di persone maleducate, incivili o arroganti.

L’anarchia è uno stato della società in cui l’unico governo è la ragione. La sua lotta all’autoritarismo e al potere concentrato nelle mani di pochi rappresenta la massima espressione dell’ordine umano, basato su valori naturali, senza coazione né violenze. Non è disordine, l’anarchia. Non va scambiata con le automobili parcheggiate in terza fila o con l’assenza di regole condivise.
L’anarchia è autogestione, autorganizzazione, autogoverno, antiautoritarismo e senso della responsabilità; non un’accozzaglia di suoni indistinti senza una direzione orchestrale o un minimo di interplay tra gli esecutori.

Un anarchico non piega le regole agli interessi del potente di turno.
Un anarchico non crea il caos per imporre l’uomo forte.
Un anarchico non sfrutta, non opprime e non accetta soprusi.
Un anarchico non occupa lo spazio collettivo e non fa prevalere i propri interessi personali a discapito dell’interesse generale.
Un anarchico non corrompe e non si fa corrompere.
Un anarchico non ha in spregio i beni comuni.
Un anarchico non impone e non si impone.
Un anarchico non vuole convincerti di niente. Vuole solo essere lasciato in pace e non vuole essere  confuso con chi la fa dove gli pare o con chi agisce, per fini personali, contro l’interesse o la libertà altrui. E intanto anela una comunione umana senza padroni, padrini, santi, eroi e imposizioni, un anarchico.

Perché un anarchico è un sognatore, un sognatore che vuole uscire da un incubo lungo migliaia di anni.