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Al Governo rincresce di essere stato costretto a esercitare energicamente quello che considera suo diritto e suo dovere, proteggere con tutti i mezzi la popolazione nella crisi che stiamo attraversando, quando sembra si verifichi qualcosa di simile a una violenta epidemia […] e desidererebbe poter contare sul senso civico e la collaborazione di tutti i cittadini per bloccare il propagarsi del contagio […]. La decisione di riunire in uno stesso luogo tutte le persone colpite e, in un luogo prossimo, ma separato, quelle che con esse abbiano avuto qualche tipo di contatto, non è stata presa senza seria ponderazione. Il Governo è perfettamente consapevole delle proprie responsabilità e si aspetta da coloro ai quali questo messaggio è rivolto che assumano anch’essi, da cittadini rispettosi quali devono essere, le loro responsabilità, pensando anche che l’isolamento in cui ora si trovano rappresenterà, al di là di qualsiasi altra considerazione personale, un atto di solidarietà verso il resto della comunità nazionale. Detto ciò, richiamiamo l’attenzione di tutti alle istruzioni che seguono, primo, le luci si manterranno sempre accese, sarà inutile qualsiasi tentativo di manovrare gli interruttori, non funzionano, secondo, chi abbandonerà l’edificio senza autorizzazione verrà immediatamente passato per le armi, ripeto, immediatamente passato per le armi
(pp.45-46 e pp.170-71)

D’aprés Munch

Sto rileggendo “Cecità” di Saramago un quarto di secolo dopo la sua scrittura.
Con passi come questo (che, peraltro, nel romanzo viene ripetuto due volte) resto per qualche secondo impietrito, agghiacciato, intrappolato dall’ansia e dalla paura. Poi mi viene voglia di impugnare le forbici, come l’innominata protagonista del romanzo. Ma ho difficoltà a decidere contro quale collo puntarle.

quando la tortura incalza, quando il corpo ci fa impazzire di dolore e angoscia, allora sì, si vede che povero animale siamo
(p.215)

Ensaio sobre a Cegueira” (questo il titolo originale) è una vera miniera di passi di grande potere evocativo e immagini potenti che esprimono una carnalità dolente e prepotente.


Aggiungo qui, a mo’ di note (soprattutto per me stesso), altre memorabilia del romanzo tratte dalla collana Universale Economica Feltrinelli. (Mi spiace non avere più l’edizione Einaudi del ’96.)

Non sono i brani più contundenti dal punto di vista narrativo, Sono quelli che possono funzionare meglio come spunti di riflessione e citazioni da stampare sui baci di cioccolata o tra i post distratti delle reti sociali, Saramago offre uno sguardo sghembo e parossistico sul mondo che attraverso l’assurdo, il paradosso e un continuo gioco di specchi deformanti propone una sua profonda e anticonvenzionale interpretazione del reale, Chi non conosce il suo stile narrativo, forse sarà colpito anche dal suo personale uso della punteggiatura, le virgole insistite, la mancanza del virgolettato e di altri segni di interpunzione, Un invito a tornare a una oralità della letteratura, rafforzata dal frequente ricorso a proverbi e modi di dire idiomatici, ma al tempo stesso una sfida al lettore ad addentrarsi in una esperienza di lettura non convenzionale, magari da fare a voce alta e in compagnia.

eravamo già ciechi nel momento in cui lo siamo diventati, la paura ci ha accecato, la paura ci manterrà ciechi
p. 116

Ci sarà pure un governo, disse il primo cieco, Non credo, ma, nel caso ci fosse, sarebbe un governo di ciechi che vogliono governare dei ciechi, e cioè, il nulla che pretende di organizzare il nulla, Allora non c’è futuro, disse il vecchio dalla benda nera, Non so se ci sarà futuro, ma adesso si tratta di sapere come potremo vivere in questo presente, Senza futuro il presente non serve, e come se non esistesse
p.216

Siamo regrediti all’orda primitiva, disse il vecchio dalla benda nera, con la differenza che non siamo più qualche migliaio di uomini e donne in una natura immensa e intatta, ma migliaia di milioni in un mondo spolpato ed esaurito
p.217

Dentro di noi c’è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo.
p.233

Strada facendo verso la casa della ragazza dagli occhiali scuri attraversarono una grande piazza dove c’erano gruppi di ciechi intenti ad ascoltare i discorsi di altri ciechi, a prima vista né questi né quelli lo sembravano, chi parlava volgeva infervorato la faccia verso chi ascoltava, chi ascoltava volgeva attento la faccia verso chi parlava. Si proclamavano la fine del mondo, la salvezza penitenziale, la visione del settimo giorno, l’avvento dell’angelo, la collisione cosmica, l’estinzione del sole, lo spirito tribale, l’umore della mandragora, l’unguento della tigre. la virtù del segno, la disciplina del vento, il profumo della luna, la rivendicazione della tenebra, il potere dello scongiuro, l’impronta del calcagno, la crocifissione dela rosa, la purezza della linfa, il sangue del gatto nero, il sopore dell’ombra, la rivolta delle maree, la logica dellantropofagia, la castrazione indolore, il tatuaggio divino, la cecità volontaria, il pensiero convesso, quello concavo, quello piano, quello verticale, quello concentrato, quello disperso, quello sfuggito, l’ablazione dele corde vocali, la morte della parola. Qui non c’è nessuno che parli di organizzazione, disse la moglie del medico al marito, Forse è in un’altra piazza, rispose lui. Continuarono a camminare. Poco più avanti la moglie del medico disse, Ci sono più morti del solito per la strada, Perche la nostra reistenza si sta esaurendo, il tempo si conclude, l’acqua si esaurisce, le malattie aumentano, il cibo si trasforma in veleno, lo hai detto tu stessa, ricordò il medico, Chissà se tra questi morti non ci saranno i miei genitori, disse la ragazza dagli occhiali scuri, e io, magari, passo accanto a loro e non li vedo, È una vecchia abitudine dell’umanità, passare accanto a
morti e non vederli, disse la moglie del medico.
pp.251-52

A questo siamo ridotti, a sentir leggere, Io non mi lamento, potrei restare cosi per sempre, disse la ragazza dagli occhiali scuri, Neanch’io mi sto lamentando, dico solo che serviamo soltanto a questo, a sentir leggere la storia di un’umanità esistita prima di noi, approfittianmo della combinazione che ci siano ancora un paio d’occhi aperti, gli ultimi rimasti, se un giorno si dovessero spegnere, non voglio neanche pensarci, allora il filo che ci unisce a quell’umanità si spezzerebbe, sarebbe come se ci stessimo allontanando gli uni dagli altri nello spazio, per sempre, e ciechi loro tanto quanto noi, Finché potrò, disse la ragazza dagli occhiali scuri, manterrò la speranza,
p.257

Attraversarono una piazza dove c’erano gruppi di ciechi che s’intrattenevano ad ascoltare i discorsi di altri ciechi, a prima vista non sembravano ciechi né gli uni né gli altri chi parlava girava infervorato la faccia verso chi ascoltava,chi ascoltava girava attento la faccia verso chi parlava. Si proclamavano i principi fondamentali dei grandi sistemi organizzati, la proprietà privata, il libero scambio, il mercato, la borsa, la pressione fiscale, l’interesse, l’appropriazione, l’espropriazione, la produzione, la distribuzione, il consumo, l’approvvigionamento e il suo contrario, la ricchezza e la povertà, la comunicazione, la repressione e la delinquenza, le lotterie, le istituzioni carcerarie, il codice penale, il codice civile, il codice stradale, il dizionario, l’elenco telefonico, le reti di prostituzione, le fabbriche di materiali bellici, le forze armate, i cimiteri, la polizia, il contrabbando, le droghe, i traffici illeciti permessi, la ricerca farmaceutica, il gioco, il prezzo delle cure e dei funerali, la giustizia, il mutuo, i partiti politici, le elezioni, i parlamenti, i governi, il pensiero convesso, quello concavo, quello piano, quello verticale, quello inclinato, quello concentrato, quello disperso, quello sfuggito, l’ablazione delle corde vocali, la morte della parola. Qui si parla organizzazione, disse la moglie del medico al marito, Me sono accorto, rispose lui, e tacque. Continuarono a caminare,
p.262

Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono
p. 276


Breve appendice sulla punteggiatura eterodossa di José Saramago

Stefania (un’altra Stefania, non mia figlia) mi ha chiesto cosa intendessi per virgole insistite.

Le Virgole insistite… interessante questo concetto, Gae… è la prima volta che leggo queste due parole luna accanto all’altra … me lo spieghi?

Riporto qui la rapida risposta che le ho dato altrove:

Ci provo, Stefania.
Saramago ha inventato un suo personale sistema di punteggiatura. In Cecità gli unici segni di punteggiatura sono le virgole (frequenti) e i punti (rari).
Questo richiede una grande attenzione e partecipazione del lettore per capire chi sta dicendo cosa, ma presuppone anche un avvicinamento della lingua scritta alla lingua orale. Le virgole e i punti sono come le pause nella musica, ma, leggendo, come nella musica, è il lettore che interpreta il brano e gli dà un’intonazione.
Da qualche parte ha detto che è come trovarsi in una strada con pochi segnali stradali. Come guidatore sei costretto a stare più attento. Rischi anche di perderti. Però alla fine padroneggi meglio il territorio in cui ti muovi.

In fondo, anche nell’arte e nella musica molti autori hanno lavorato a togliere e a dare più spazio alle possibilità del fruitore di ricostruire in modo autonomo e personale il senso dell’opera.
Nei romanzi di Saramago, l’effetto grafico di questa concezione è una pagina piena di virgole.
Da qui la mia ipersintetica definizione delle virgole insistite.

I punti appaiono solo per le pause lunghe. Così può capitare di vedere delle virgole seguite da maiuscole, Io le interpreto come, sei di fronte a una pausa breve di una frase di senso compiuto, magari fermati anche un po’ più a lungo, Spesso poi le virgole corrispondono a due punti apri virgolette per introdurre un discorso diretto, oppure a un punto interrogativo. Sono stato abbastanza chiaro, Si capisce che la virgola che precede questo Si e quella che chiude la frase che stai leggendo corrispondono, nella punteggiatura classica, a dei punti interrogativi,