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Di scritte e governi che li capovolgi e restano uguali

Stamattina un amico, postillando i miei palindromi di ieri, ha fatto riferimento agli ambigrammi. Subito mi è venuta voglia di  mettermi a giocare con la grafica del mio pseudonimo. Mi sono applicato anima e corpo mentre aspettavo mia madre che faceva la fila per la vaccinazione.
Ero così concentrato sul gioco che ho lasciato accesi i fari dell’auto ed è dovuto intervenire l’elettrauto sotto una pioggia scrosciante.
E io sempre tutto intenti con i miei ambigrammi.

Ma facciamo un passo indietro.
Per chi lo ignorasse, l’ambigramma è una scritta che, se la si legge capovolta, riflessa in uno specchio o cambiando in altro modo l’angolo visuale, dà luogo a un’altra parola o addirittura alla stessa vista da diversa prospettiva. Io, per il momento, mi sono dedicato quasi esclusivamente ai più semplici ambigrammi di rotazione.
Il risultato è questo qua:

(In pratica, se capovolgi il tuo dispositivo o ti metti a mani a terra e piedi in aria, la scritta resta uguale; anche se tu non sarai più lo stesso.)

Rientrato finalmente a casa, mi sono cimentato nell’ambigramma di rotazione della mia piccola. Quando glielo ho mostrato, lei ha risposto con scarsa partecipazione e nessun entusiasmo. Ci sono cose più profonde e più interessanti da fare, quando hai nove anni.


Insomma, tra una cosa e l’altra è volata via la mattinata, un po’ coi piedi per terra, un po’ a testa in giù.

Cosa non facciamo per posticipare ad infinitum la data della rivoluzione e far finta di essere sani!

Eccolo qua, intanto, l’ambigramma del vecchio governo…
Se lo capovolgi, tutto resta uguale e ottieni il nuovo che avanza.


In appendice, il giorno dopo sto ancora “azzeccato”.

Ecco a voi il mio nome che diventa il mio cognome e il mio cognome che si trasforma nel mio nome.