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(In memoria di Pietro)

Eri il primo tra noi
E per primo
sei andato via

Ironico, affabulatore
adrenalinico
Amavi la vita
e ti innamoravi
di tutto
e di tutte

Non ti mancavano mai
le parole
Ma noi
ora
non sappiamo
più cosa dire
cosa pensare



Siamo
devastati
sconvolti
increduli

Siamo
prostrati
esausti
ed arrabbiati

Siamo
delusi
Siamo
sfiniti
E siamo
smarriti

Abbiamo creduto
fino all’ultimo
che tu potessi fare
uno sgambetto alla morte
e scappare di lato

Ma ti è mancato il respiro
Quando avevi ancora
tante cose da dire
e molto da fare

Come la morte mia fu cruda,
udirai

….

Ma perché tanto sovra mia veduta
vostra parola disiata vola,
che più la perde quanto più s’aiuta?

E quanto è corto il dire e come fioco
al mio concetto!




Tra gli amori folgoranti e appassionati di Pietro, oltre ai figli, alla madre, alle sorelle, al Napoli e alla città di Napoli, c’era Dante.
Più di una volta gli ho sentito recitare il XXXIII canto del Paradiso a memoria. Mi sembra di sentirlo.
E mi illudevo di avere ancora tanto tempo per ascoltare la sua voce, fuori dai felici ricordi che diventano dolore.