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Un modo di denudarsi
per trovarsi di nuovo
travestiti.

Una maniera per gridare
sussurrando dove fa male.

Un sistema di scrittura
con insistiti a capo.

Un urlo di noia,
di gioia
o di vibrante protesta.

Un insieme di suoni
in cerca di amanti.

A stick, a stone,
o fim do caminho.
É um resto de toco
é um pouco sozinho.

Uno squarcio
nel silenzio.

Una menzogna
che dice la verità.

L’eterna ricerca di una cosa
per scoprirne un’altra.

Le piogge di marzo
che salutano l’inverno.
Una promessa di vita
no teu coração.

Un mondo che
potrebbe esserci.

Un modo come un altro
per ripassare il tempo.

Una parola che non ti scivoli addosso
per finire nella dimenticanza
del non detto,
una parola precisa e necessaria
misurata in ogni suo dettaglio
o sgorgata da dentro
con la forza impetuosa
di uno starnuto incontrollabile
o di un peto.

Una stella cadente
che brilla
senza lasciare niente.

Una nenia per risvegliare gli adulti
e addormentare i bambini.

É pau, é pedra,
é o fim do caminho.
É um resto de toco,
é um pouco sozinho.
It’s a sliver of glass.
It is life, it’s the sun.
It is night, it is death.
It’s a trap, it’s a gun.
It’s a bang and a pun.

(La poesia, molte volte, è un caso, un incidente di percorso, una scoperta accidentale, una fenditura che apre uno squarcio nel buio di una notte oscura…)

È l’acqua di marzo
che segna l’inizio
di una nuova primavera.

È il 21 marzo,
la giornata
internazionale
della poesia
e io metto insieme
una manciata di futili strofette
riprese da altre primavere
e rimaneggiate per l’occasione.

(Quest’anno non avevo voglia di scavarmi dentro parole nuove.)