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Mmmm, qwerty or not qwerty?
Dai, dimmi che ti diverti
cercando un’altra rima
con raspa, ruspa e lima.

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Andar da capo a capo
come ti dice il capo.
Tornar da capo a fine
senza capo né confine.

Il senso non importa,
la parola ti trasporta,
il ritmo fa da scorta.
Rap.
La rima apre la porta,
il layout ti supporta
in su la spoglia morta.
Trap.

Tornar da capo a capo
come t’impone il capo
o il piccolo kapò
che dice sì o no.

E no!

No guardiani della soglia
che ammazzano la voglia!
No guardiani della soglia
che ammorbano la coglia
Senza mangiar la foglia
Né erba qualsivoglia!

Ahi, quanto fiato
e quante fiate
tutte sprecate…

Voglio solo ruzzolare
come fa l’acqua al mare
nel mezzo delle rovine
a riva dal capo al fine.

Fine come la sabbia fine,
Fine come la rabbia affine,
Fine come la gabbia al fine,
Fine fine fine fine e
Fine.

Naufrago in un mare
di parole.


* Fin dagli albori della storia della tipografia, gli stampatori e i proto-grafici hanno fatto bozze di stampa usando testi riempitivi, per lo più privi di senso, usati per avere un’idea di massima sulla resa grafica dell’impaginazione e dei caratteri utilizzati.
LOREM IPSUM è uno dei più famosi e diffusi di questi nonsensi. Intraducibile, ma in qualche modo riconducibile a un testo di Cicerone da cui sono state tratte una serie di parole, talvolta nemmeno per intero. Io qui ho fatto più o meno la stessa cosa traendo versi in rima dal testo codificato dai grafici di mezzo mondo.
Il resto è un dolorem che ha perso il do.

(Quanto a QWERTY mi pare inutile dirvi che sono le prime sei lettere della mia tastiera e, con molta probabilità, pure della vostra.)