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Come Salgari non era mai stato né in Malesia né ai Caraibi…
Come Picasso non si trovava a Guernica nei giorni del bombardamento…
Come Munch aveva visto e sentito solo nella sua mente quell’urlo su un ponte di Kristiania…

Così Goya non c’era, sulla Montaña del Príncipe Pío, quel tre maggio del 1808 in cui tanti innocenti furono trucidati a Madrid, ma riuscì ugualmente a rappresentare tutta l’ingiustizia e l’orrore della guerra di indipendenza spagnola in una scena che è rimasta scolpita nella nostra mente come l’Urlo di Munch e il Guernica di Picasso.
Una luce di una lanterna prismatica illumina un uomo con le braccia aperte come un Cristo in croce un attimo prima della fucilazione. Intorno a lui i suoi compagni già caduti o in procinto di cadere. A terra tanto sangue. Di lato e dietro, uomini affranti dal dolore portano le mani alla faccia in segno di disperazione. Non vogliono vedere in faccia la morte. Noi, invece, la vediamo; la stiamo vedendo, se non ci siamo girati dall’altra parte…

In fila, davanti all’uomo, a pochi metri, con dei cappelloni in testa che ne nascondono l’essenza umana, una schiera di soldati francesi puntano i loro fucili e sembrano incedere verso le vittime di questo ennesimo disastro della guerra.

È notte fonda.

Francisco Goya Lucientes, “El 3 de mayo en Madrid: Los fusilamientos de patriotas madrileños” conosciuto anche come “Los fusilamientos de la montaña del Príncipe Pío” o “Los fusilamientos del tres de mayo”, 1814 – Olio di tela, 266 cm x 347 cm